Ecomafia, reati in aumento: Brescia guida l’illegalità ambientale in Lombardia

Nel dossier 2025 di Legambiente, la provincia si distingue per numero di reati ecologici e sequestri, entrando tra le aree più colpite d’Italia

Il report “Ecomafia 2025” di Legambiente lancia un segnale preoccupante: la provincia di Brescia è la peggiore della Lombardia per reati ambientali, posizionandosi tra le prime venti a livello nazionale. Un dato che sottolinea quanto il fenomeno dell’illegalità ambientale sia diventato sistemico e radicato anche nei territori del nord Italia, storicamente meno coinvolti rispetto ad altre aree del Paese.

Il dossier si basa su dati raccolti nel 2024 da forze dell’ordine e capitanerie di porto. Secondo l’analisi, sono stati registrati 501 reati ambientali solo nel bresciano, con 519 persone denunciate e un elevato numero di sequestri. Questi numeri pongono la provincia al vertice della classifica lombarda per attività illecite contro l’ambiente, davanti a Monza, Milano e Bergamo, con un’incidenza fino a quattro volte superiore rispetto ad alcune di esse.

A livello nazionale, Brescia è una delle poche province settentrionali a figurare nella top 20 della “classifica dell’illegalità ambientale”. Nello stesso elenco compaiono anche Genova, Venezia e Livorno, a conferma di una tendenza preoccupante che coinvolge in modo crescente anche il nord del Paese.

Il rapporto mette in evidenza come i reati ambientali abbiano generato nel 2024 un valore economico illecito superiore a 9,3 miliardi di euro in Italia, dimostrando che l’ecomafia è oggi uno dei principali business della criminalità organizzata. Le attività più diffuse includono traffico illecito di rifiuti, abusi edilizi, scarichi illegali, inquinamento del suolo e delle acque, oltre all’occupazione abusiva di aree naturali protette.

Legambiente sottolinea l’assenza di un controllo efficace sul territorio e la necessità di rafforzare l’apparato repressivo e preventivo. Tra le soluzioni proposte, viene ribadita l’importanza di istituire una Procura nazionale per i reati ambientali, capace di coordinare le indagini su scala nazionale e dare maggiore incisività all’azione giudiziaria.

Nel caso specifico di Brescia, il fenomeno si lega anche a un tessuto industriale complesso e storicamente segnato da impatti ambientali significativi, dove la presenza di impianti produttivi, cave e discariche ha favorito pratiche illegali legate allo smaltimento dei rifiuti e all’abusivismo.

Il fenomeno delle ecomafie, secondo gli analisti, non si limita a danni ambientali immediati, ma produce effetti a lungo termine sulla salute pubblica, la sicurezza e la qualità della vita delle comunità locali. La crescente attenzione delle autorità, unita alla pressione di associazioni come Legambiente, ha permesso negli ultimi anni di intensificare le attività investigative e portare alla luce situazioni prima sommerse.

Tuttavia, la fotografia scattata nel 2025 evidenzia che il cammino per un’efficace tutela ambientale è ancora lungo, e che le mafie ambientali operano con sempre maggiore sofisticazione, sfruttando le falle normative e la lentezza della burocrazia per trarre profitto a discapito dell’ambiente.

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