Jessica uccisa dal compagno, il grido della madre: «Non trascurate i segnali di violenza»

La 33enne è stata trovata senza vita nella casa dell’ex a Castelnuovo. Il dolore della madre Rosimeri: «Avevamo provato ad aiutarla, ma non ci ha ascoltati. Ora voglio che serva da esempio per chi può ancora salvarsi».

Un ultimo messaggio, un ultimo tentativo di pace. «Mi manchi, prendiamo un caffè, stiamo insieme. Parliamo». Parole inviate da Reis Pedroso Douglas a Jessica Strappazzollo, 33 anni, appena una settimana prima della tragedia. Parole che, ora, suonano come un addio mai immaginato. Jessica non ha risposto a quel messaggio. E quella conversazione, che forse avrebbe potuto cambiarne il destino, non è mai avvenuta.

Un incubo diventato realtà

«È un incubo», sussurra Rosimeri Stappazzollo, 48 anni, madre della giovane, che vive a Ponti sul Mincio con il marito Maurizio Donato e gli altri tre figli. La donna ricorda con voce spezzata i tentativi falliti di salvare la figlia da un compagno violento, che già in passato l’aveva picchiata e minacciata più volte.

Jessica, lavoratrice instancabile e madre di due bambini, aveva cercato più volte di allontanarsi da quell’uomo, ma la paura e la dipendenza affettiva l’avevano intrappolata in un legame distruttivo. «Le avevamo detto che doveva lasciarlo, che doveva pensare a sé stessa e ai suoi figli. L’avevamo accompagnata due volte al pronto soccorso a Verona dopo le aggressioni. Ma non è bastato», racconta la madre.

Cresciute insieme, divise dalla violenza

Rosimeri aveva appena 14 anni quando diede alla luce Jessica. «Siamo cresciute insieme: io ero un po’ mamma, un po’ sorella e amica», dice tra le lacrime. Con il tempo, Jessica aveva costruito la propria vita, diventando madre e lavorando in una sala slot di Peschiera del Garda. Poi, tre anni fa, l’incontro con Reis, un uomo che inizialmente sembrava tranquillo, ma che col tempo si è rivelato geloso, possessivo e manipolatore.

«L’aveva isolata da tutti», spiega Rosimeri. «Non voleva che vedesse nessuno, la controllava in tutto. Lei stessa, forse per paura, si era chiusa in sé, allontanandosi da noi».

Le ore precedenti alla tragedia

A preoccuparsi per primo era stato il padre di Jessica, che vive in Brasile. Abituato a sentirla ogni giorno, aveva notato il silenzio improvviso della figlia e aveva chiesto ai parenti in Italia di verificare. Il fratello Jardel, 29 anni, l’aveva cercata nei luoghi che frequentava: prima sul lavoro, poi nell’appartamento di Castelnuovo del Garda, dove viveva Douglas.

«Ha visto la luce accesa e la moto di lui parcheggiata», racconta la madre. «Non ha suonato per paura, ha pensato che fosse tutto a posto. Invece…».

Poche ore dopo, nella notte tra lunedì e martedì, la telefonata dei carabinieri ha distrutto ogni speranza. «Pensavo fosse un incidente», dice Rosimeri. «Ma mi hanno detto che non c’era più nulla da fare. Il mondo mi è crollato addosso».

Un messaggio per tutte le donne

Jessica è stata uccisa a coltellate nella casa del compagno a Castelnuovo del Garda, in un nuovo caso di femminicidio che scuote il Paese. La madre, distrutta, ha voluto lanciare un messaggio di coraggio e prevenzione: «Qui c’è sempre stata una stanza per lei, ma non è rimasta. Ora non possiamo più tornare indietro. Ma se la nostra tragedia può salvare anche una sola donna, voglio parlarne. Figlie, mamme: non ignorate i segnali di violenza, non aspettate. Chiedete aiuto, subito. Prima che sia troppo tardi.»

Redazione

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