Ha suscitato un’ondata di indignazione il caso del 15enne autistico di Maclodio multato su un autobus per non avere con sé il documento che attesta la disabilità. La vicenda, emersa nei giorni scorsi, ha sollevato un ampio dibattito sull’attenzione verso le persone fragili e sulla gestione dei controlli sui mezzi pubblici. Dopo le proteste e la solidarietà ricevuta, la compagnia di trasporto Arriva ha deciso di annullare la sanzione e inviare una lettera di scuse alla famiglia.
Il ragazzo, che soffre di autismo di secondo livello, era stato sanzionato perché aveva dimenticato a casa la tessera che certifica la condizione di disabilità. Con sé aveva comunque il documento di identità e il codice fiscale, elementi che secondo la famiglia avrebbero potuto consentire al controllore di verificare la situazione.
La vicenda ha generato una forte reazione nell’opinione pubblica. Tra le voci che si sono mobilitate c’è stata quella di Alessandro Losio, residente a Nuvolento, che ha deciso di compiere un gesto simbolico offrendosi di pagare personalmente la multa.
Secondo Losio, l’episodio contraddice il messaggio di inclusione promosso in questi giorni dallo sport paralimpico. «Il messaggio di inclusione lanciato dalle Paralimpiadi è caduto nel vuoto», ha dichiarato commentando la vicenda.
L’uomo ha spiegato di essere rimasto colpito dalla notizia e di aver voluto compiere un gesto concreto di solidarietà. «Sono rimasto incredulo quando ho letto la storia e ho deciso di offrirmi di pagare la multa», ha raccontato.
La madre del ragazzo, Monica, ha ringraziato pubblicamente per la disponibilità ma ha chiarito di non voler accettare il denaro. «Ringrazio davvero di cuore questo signore che non conosco. La sua sensibilità mi ha colpito molto, ma non accetterò i soldi», ha spiegato.
L’obiettivo della famiglia era infatti un altro: ottenere il rimborso della sanzione e far emergere il problema, affinché situazioni simili possano essere gestite diversamente in futuro. Alla fine la compagnia di trasporti Arriva ha deciso di annullare la multa e di inviare una lettera di scuse alla famiglia del ragazzo.
Nella nota diffusa dall’azienda viene però precisato che i passeggeri privi di un titolo di viaggio valido sono normalmente soggetti a sanzione e che i controllori non hanno sempre la possibilità di verificare situazioni particolari in altri modi. Allo stesso tempo, la società ha comunicato di aver richiamato il personale a prestare la massima attenzione nel rapporto con i viaggiatori, soprattutto quando si tratta di persone fragili.
Una spiegazione che non ha convinto completamente la madre del giovane. «È una contraddizione dire che non si può verificare la situazione e poi chiedere maggiore attenzione verso i più fragili», ha osservato Monica.
Nonostante le perplessità sulla risposta dell’azienda, la vicenda ha comunque portato al risultato sperato dalla famiglia: rendere pubblico il problema e aprire una riflessione sulla gestione dei controlli nei confronti delle persone con disabilità.
Il caso ha anche riportato alla memoria un altro episodio che aveva fatto discutere. Durante il periodo delle Olimpiadi, infatti, un bambino di 11 anni era stato lasciato scendere dall’autobus perché privo del titolo di viaggio corretto, dovendo poi percorrere sei chilometri a piedi sotto una tormenta di neve per tornare a casa.
Per la madre del 15enne, la speranza è che la vicenda possa servire a evitare che situazioni simili si ripetano. Portare il problema all’attenzione pubblica, ha spiegato, era il primo passo per trovare una soluzione e promuovere una maggiore sensibilità nei confronti delle persone più vulnerabili.