La Corte d’appello di Brescia ha confermato l’ergastolo per Silvia e Paola Zani, figlie di Laura Ziliani, e per il fidanzato di Silvia, Mirto Milani. La sentenza, che ricalca quanto deciso in primo grado l’8 dicembre 2023, riconosce la piena responsabilità del trio criminale nell’omicidio premeditato dell’ex vigilessa di Temù, avvenuto l’8 maggio 2021.
Un delitto premeditato
Secondo le ricostruzioni, il delitto è stato pianificato nei minimi dettagli dai tre imputati, definiti una vera e propria “trinità criminale”. Il pubblico ministero Domenico Chiaro ha sottolineato in aula l’estrema crudeltà e la premeditazione del reato: “Hanno scavato due buche, acquistato malta e tute da imbianchino. Un piano studiato e condiviso per distruggere la madre e celebrare la loro coesione come gruppo.”
Le figlie, Silvia e Paola, avevano persino accusato falsamente la madre di aver tentato di ucciderle, prima di portare a termine il loro piano. Mirto Milani, inizialmente più defilato, è stato descritto come il regista psicologico che ha convinto anche Paola a partecipare al crimine.
Richiesta di giustizia riparativa
Nel corso delle udienze, la Corte ha accettato la richiesta di ammissione alla giustizia riparativa per Mirto Milani e Silvia Zani. Questo programma, pur non modificando in alcun modo la condanna, mira a favorire una riconciliazione simbolica e materiale tra colpevoli, vittime e la comunità colpita dal reato.
Silvia Zani ha inoltre richiesto di poter vendere gli immobili appartenuti alla madre per sostenere economicamente la terza sorella, completamente estranea ai fatti e affetta da un ritardo cognitivo.
Cosa significa giustizia riparativa?
La giustizia riparativa è un percorso volontario che coinvolge tutte le parti toccate dal reato, con l’obiettivo di riparare le conseguenze del crimine. Non si tratta di un sostituto della pena, né di un gesto buonista: il processo prevede il riconoscimento reciproco tra vittima, comunità e colpevoli, spesso attraverso incontri mediati da professionisti imparziali.
Questo approccio mira a liberare le vittime dalla prigione emotiva creata dal reato e a offrire ai condannati una via per comprendere e rimediare al dolore causato, evitando che il carcere diventi un luogo di ulteriore radicalizzazione criminale.
La sentenza di primo grado: ergastolo per tutti
La condanna iniziale, emessa dalla Corte d’Assise di Brescia, descriveva gli imputati come un’entità unica, “un gruppo che ha agito per gratificare il proprio ego e consolidare la propria unione.” Dopo il delitto, i tre avevano occultato il corpo di Laura Ziliani, seppellendolo in una buca preparata con largo anticipo.
Le motivazioni della sentenza rivelavano la freddezza del trio, che aveva agito senza scrupoli per motivi economici, con l’obiettivo di appropriarsi del patrimonio della vittima.
Un caso che scuote la comunità
L’omicidio di Laura Ziliani ha colpito profondamente l’opinione pubblica per la brutalità e la natura familiare del crimine. La conferma della condanna all’ergastolo per tutti gli imputati rappresenta un passo significativo verso la giustizia, ma lascia aperti interrogativi sull’origine di una dinamica familiare così drammatica.