Le fabbriche bresciane riaccendono i motori dopo la pausa estiva, ma lo scenario rimane incerto. In questi giorni quasi tutte le aziende metalmeccaniche della provincia sono tornate operative, ad eccezione di poche realtà che riprenderanno il 1° settembre. Non tutte hanno seguito il tradizionale calendario delle ferie collettive: molte imprese legate a commesse internazionali hanno scelto di non interrompere la produzione per garantire consegne puntuali.
La ripartenza, però, non scioglie i nodi che pesano sul sistema industriale locale. I dazi sull’acciaio, la contrazione dell’export, il calo degli ordinativi in alcuni comparti e la burocrazia crescente creano un clima di prudenza che frena investimenti e programmazione.
Le preoccupazioni di Confindustria: l’incognita dei mercati
«Siamo portati a pensare che agosto porti cambiamenti, ma la realtà è che la struttura economica europea è ancora fragile», osserva Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia. A incidere sono soprattutto i rapporti commerciali internazionali: la Germania, partner chiave per il manifatturiero bresciano, non ha registrato la crescita attesa, e l’impatto dei dazi continua a rappresentare una variabile critica.
Secondo Streparava, «la sfida sarà muoversi su nuovi mercati e capire davvero gli effetti delle tariffe sull’acciaio e sulla componentistica.» A questo si aggiunge l’aumento della cassa integrazione e la riduzione della manodopera interinale, segnali che lasciano intravedere un autunno complicato, anche sul fronte del rinnovo del contratto dei metalmeccanici.
Confapi: «Ripartenza lenta, segnali solo a fine anno»
Sulla stessa linea anche Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia e Lombardia, che sottolinea come l’incertezza abbia già bloccato numerosi investimenti. «Almeno ora ci sono dei punti fermi, come i dazi fissati al 15% escluso l’automotive, ma ci vorrà tempo prima che le aziende possano vedere i benefici delle strategie adottate. Forse verso fine anno arriveranno i primi risultati.»
Il settore automotive resta uno dei più delicati: la dipendenza dal mercato tedesco, oggi in difficoltà, pesa sulla filiera bresciana della componentistica e contribuisce a mantenere elevato il livello di cautela.
Burocrazia e vertenze industriali sul tavolo
Al quadro economico incerto si aggiunge il peso della burocrazia, considerata un ostacolo soprattutto per le piccole e medie imprese.
Intanto restano aperte due vertenze di rilievo per il territorio:
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Stanadyne di Castenedolo, in liquidazione, che vedrà l’ingresso della New Diesel di Montichiari (gruppo Hatz) con l’obiettivo di salvaguardare 80 posti di lavoro;
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Iveco, destinata a passare sotto il controllo di Tata Motors in un’operazione da 3,8 miliardi di euro, con la cessione della divisione Difesa a Leonardo (1,7 miliardi). Una manovra che apre prospettive industriali ma alimenta timori occupazionali e interrogativi sul ruolo dell’Italia nei futuri equilibri del settore.
Un autunno carico di incognite
La ripresa produttiva dopo agosto conferma la resilienza del tessuto industriale bresciano, ma anche la necessità di affrontare sfide globali, nazionali e locali. Tra dazi, export in calo, burocrazia e vertenze ancora aperte, l’autunno si preannuncia caldo e decisivo per le strategie delle imprese.