Aziende bresciane cercano lavoratori ma mancano le competenze

A Brescia il lavoro non manca, ma le imprese faticano a trovare personale qualificato: il mismatch frena l’occupazione nonostante stipendi fino a 2.900 euro

Il mercato del lavoro bresciano vive un paradosso sempre più evidente: le imprese assumono, ma non trovano personale con le competenze richieste. In un contesto in cui l’occupazione raggiunge livelli record e il tasso di disoccupazione scende al 2,8% – il più basso dal 2008 – la vera emergenza è diventata la carenza di profili tecnici e operativi, soprattutto nei settori chiave dell’economia provinciale.

Secondo l’HR Dashboard 2025 di Confindustria Brescia, le difficoltà di reperimento del personale toccano il 61% delle aziende, con punte superiori al 70% per le figure specializzate, in particolare nel comparto metalmeccanico, manifatturiero e nei servizi avanzati.

A fronte di stipendi che possono raggiungere anche i 2.900 euro netti mensili, le imprese bresciane si trovano a fronteggiare una crisi di competenze che minaccia la competitività del sistema produttivo locale. Il 2024 si è chiuso con 555.000 occupati, in aumento di 6.000 unità rispetto all’anno precedente, ma l’inizio del 2025 ha riportato sotto i riflettori una fragilità strutturale del mercato del lavoro: l’offerta non soddisfa la domanda, in particolare nei segmenti a più alto tasso tecnologico o specializzazione manuale.

Le figure più ricercate spaziano dagli addetti alla manutenzione e conduzione di impianti automatizzati, a programmatori CNC, saldatori, periti meccanici ed elettronici, fino agli operatori della logistica avanzata e tecnici informatici per l’industria 4.0. Non mancano le richieste per tecnici ambientali, project manager e commerciali esteri con lingue rare.

Le cause del fenomeno sono molteplici e interconnesse. Da un lato, una dinamica demografica che riduce la platea di giovani in ingresso nel mondo del lavoro, dall’altro un disallineamento tra il sistema formativo e le reali esigenze delle imprese. A questi si sommano le resistenze culturali verso i lavori tecnici e manuali, ancora oggi percepiti come meno attrattivi da parte delle nuove generazioni.

Le aziende si dicono pronte a investire su giovani e formazione interna, ma lamentano la scarsa disponibilità di candidati realmente interessati a percorsi professionali tecnici, anche quando l’inquadramento economico è superiore alla media nazionale. I responsabili HR parlano apertamente di emergenza competenze, un tema che non riguarda solo Brescia, ma che qui si manifesta in forma acuta a causa del tessuto industriale altamente specializzato e tecnologicamente avanzato.

La situazione ha costretto molte realtà a rivedere strategie di selezione e formazione, ampliando la ricerca anche oltre i confini regionali o investendo direttamente in percorsi di upskilling e reskilling attraverso partnership con ITS, scuole tecniche e agenzie formative. Ma la transizione resta complessa e non immediata.

La conseguenza di questo scollamento è duplice: da un lato posti vacanti che restano tali per mesi, dall’altro crescita rallentata per imprese che non riescono a espandere la produzione per mancanza di personale.

In una provincia tra le più industrializzate d’Italia, il boom occupazionale rischia di essere frenato proprio da ciò che dovrebbe alimentarlo: la forza lavoro specializzata.

Redazione

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