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Ginnaste maltrattate: il racconto dei genitori sulle vessazioni subite

Esperienze drammatiche nell'agonismo sportivo: la testimonianza dei familiari e le speranze per il futuro della ginnastica.

Nei giorni recenti, l’attenzione si è concentrata sul caso di Stefania Fogliata, ex allenatrice di ginnastica ritmica condannata per maltrattamenti aggravati nei confronti delle sue allieve. Tuttavia, il dramma di Ludovica e Rachele, due giovani ginnaste veronesi, non ha mai ricevuto voce fino ad ora. I loro genitori, Stefano e Anna, vogliono finalmente condividere la loro storia, una testimonianza agghiacciante di abusi subiti nell’ambiente agonistico.

Quando Ludovica e Rachele si unirono alla palestra Nemesi di Calcinato, la fiducia nei confronti dell’allenatrice era alta. Tuttavia, nel corso degli anni, le vessazioni sono aumentate progressivamente, con comportamenti al di là dei limiti accettabili. L’infortunio di Ludovica segnò l’inizio di un calvario, culminato con il suo ritiro nel 2020. Solo in quel momento emerse la verità sugli abusi subiti, compresi fisici come schiaffi.

La situazione non migliorò per Rachele, anche lei costretta a interrompere la sua carriera a causa di un infortunio. Le vessazioni dell’allenatrice diventarono sempre più frequenti, culminando in scenate durante le trasferte. Stefano e Anna, impotenti di fronte a questa situazione, si ritrovarono ad osservare le figlie trasformarsi da giovani appassionate a vittime di un ambiente tossico.

Il percorso psicologico intrapreso da Ludovica e Rachele è un segno tangibile delle ferite inflitte loro. Tuttavia, i genitori non vogliono che la loro sofferenza sia vana. Sperano che la loro testimonianza possa ispirare altri a denunciare simili abusi e che ci sia una maggiore vigilanza da parte delle autorità sportive per garantire che persone con pratiche simili non abbiano più accesso alla formazione delle giovani atlete.

In un mondo in cui l’agonismo dovrebbe essere sinonimo di crescita e realizzazione personale, storie come quelle di Ludovica e Rachele ci ricordano la necessità di proteggere i più vulnerabili e di promuovere un ambiente sano e rispettoso nello sport.

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