Il Parlamento italiano si appresta a una svolta significativa con un emendamento al Ddl Sicurezza che potrebbe rendere illegale la cannabis light, equiparandola alla cannabis tradizionale. L’emendamento, approvato dalle commissioni Affari costituzionali e giustizia della Camera, rappresenta un cambiamento importante nel panorama normativo.
Equiparazione della cannabis light: un cambiamento radicale
L’emendamento al Ddl Sicurezza prevede l’equiparazione della cannabis light a quella non light, con il rischio di rendere illegale qualsiasi derivato della pianta di canapa. Questo provvedimento è stato approvato durante una seduta notturna tra il 31 luglio e il 1 agosto dalle commissioni Affari costituzionali e giustizia della Camera.
Attualmente, la legge n. 242/2016 consente la coltivazione e vendita di prodotti a base di canapa con una concentrazione di Thc compresa tra lo 0,2% e lo 0,6%, purché non superi lo 0,5%. La nuova normativa metterebbe a rischio questa intera filiera.
Proteste e preoccupazioni del settore
Le reazioni non si sono fatte attendere. Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha descritto il provvedimento come un “duro colpo per migliaia di occupati e una filiera italiana”. I lavoratori del settore esprimono forti preoccupazioni per il loro futuro. Secondo il titolare di Bear Bush Brescia, un negozio specializzato in prodotti a base di cannabis legale, la nuova normativa potrebbe portare alla perdita di molti posti di lavoro e avere un impatto devastante sulle famiglie che dipendono da questo settore.
Francesco Zizioli, presidente di GardaJoint, ha manifestato le proprie perplessità , sottolineando che la classificazione della cannabis light come droga potrebbe costringere molte aziende a trasferirsi all’estero. Questo comporterebbe una significativa perdita economica per regioni come la Lombardia e, in particolare, per Brescia, dove il settore ha un valore di diversi milioni di euro.
Impatti economici e scelte drastiche
Alcuni imprenditori hanno già preso decisioni drastiche. Mario, un imprenditore bresciano, ha chiuso la sua società di cannabis light nel 2022, spostando la propria attività all’estero. La chiusura ha comportato la perdita di circa cento posti di lavoro e ha avuto un impatto economico devastante. Molte aziende del settore stanno considerando la possibilità di trasferirsi in paesi come Francia e le Canarie.
Futuro incerto per la cannabis light
Nonostante le preoccupazioni e le proteste, il destino della cannabis light in Italia è ancora incerto. Le prossime decisioni del Parlamento saranno cruciali per determinare l’impatto della nuova normativa sul settore e sulle migliaia di lavoratori che ne fanno parte.
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