È ufficiale: la Banca d’Italia chiuderà la propria sede di Brescia, situata in corso Martiri della Libertà. La decisione, confermata oggi, 31 gennaio, rientra nel piano di riorganizzazione dell’istituto, che prevede anche la chiusura della filiale di Livorno. Le funzioni attualmente svolte a Brescia saranno assorbite dalla sede regionale di Milano.
Proteste e appelli inascoltati
Nei mesi scorsi, amministratori locali, associazioni di categoria e parti sociali avevano tentato di scongiurare la chiusura, sottolineando l’importanza della filiale per la sicurezza economica e la vigilanza territoriale. In un incontro tenutosi a Roma nell’ottobre scorso, la sindaca di Brescia Laura Castelletti, il presidente della Provincia Emanuele Moraschini e diversi parlamentari avevano ribadito la necessità di mantenere la presenza della Banca d’Italia sul territorio.
Le istituzioni locali avevano evidenziato il ruolo strategico della filiale per il tessuto economico di Brescia e della Lombardia orientale, un’area caratterizzata da un’elevata concentrazione di imprese manifatturiere, agricole e di servizi. Tuttavia, l’appello non ha avuto effetto e il Consiglio superiore della Banca d’Italia, guidato da Fabio Panetta, ha confermato la chiusura.
Le motivazioni della riorganizzazione
Il piano di ristrutturazione della rete delle filiali, avviato già ai tempi della governance di Mario Draghi, prevede un’ulteriore decentralizzazione delle responsabilità di vigilanza e un rafforzamento delle attività di educazione finanziaria e di valutazione del merito di credito delle imprese. Attualmente, la Banca d’Italia mantiene 21 sedi regionali e nelle province autonome, oltre a 15 filiali con funzioni differenziate.
La reazione del sindacato
Il sindacato Fisac Cgil della Banca d’Italia ha espresso in una nota la propria “profonda preoccupazione” per la chiusura, definendola una scelta che penalizza i lavoratori e riduce i servizi alla collettività. Secondo il sindacato, la decisione sembra motivata esclusivamente da logiche di bilancio, senza tenere conto delle conseguenze per i dipendenti e per il territorio.
La Fisac Cgil teme anche ulteriori chiusure in futuro, con possibili riduzioni delle opportunità professionali per il personale e un generale impoverimento della rete di servizi economici forniti dalla Banca d’Italia. Il sindacato ha annunciato che valuterà possibili azioni di protesta contro il piano di riorganizzazione.
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