L’inquinamento sta lasciando cicatrici indelebili sulla città di Brescia, con un impatto devastante sulla salute e sull’ambiente. Un gruppo di circa trenta persone, tra cui il presidente di Legambiente Stefano Ciafani e un rappresentante delle Acli lombarde, si è radunato il 12 marzo 2025 per un’importante protesta contro l’inerzia delle istituzioni riguardo i danni ambientali che la città sta subendo. L’iniziativa ha avuto luogo in Corso Zanardelli, di fronte al Teatro Grande, e ha richiamato l’attenzione sull’urgenza di risolvere una situazione che affligge Brescia da più di un secolo.
Le proteste sono culminate con un’azione simbolica: una giuria popolare che ha emesso una sentenza per chiedere giustizia a favore delle vittime dell’inquinamento. Tre donne, vestite come giudici, hanno letto il verdetto con parole forti e dirette: “Visto il disastro ambientale causato dall’industria chimica Caffaro, che da più di un secolo inquina l’area di Brescia e dei comuni limitrofi, e considerando il danno irreparabile che questo ha provocato sulla salute dei cittadini, sull’ambiente e sulle future generazioni, si dichiara che gli inquinatori sono colpevoli di ignorare i diritti fondamentali del popolo e dell’ambiente”. La giuria ha, inoltre, chiesto azioni concrete per fermare l’inquinamento e risarcire le vittime, sottolineando che ogni ritardo nel porre rimedio alla situazione aggraverebbe ulteriormente le responsabilità morali e sociali dei colpevoli.
Il disastro ambientale che affligge Brescia ha radici lontane. Fin dal 1906, l’industria chimica Caffaro ha contribuito a contaminare terreni e falde acquifere. Questi danni hanno riguardato non solo i quartieri Primo Maggio e Chiesanuova di Brescia, ma anche i comuni limitrofi di Castelmella, Capriano del Colle e Flero. Il caso emblematico delle discariche di Vallosa, nel comune di Passirano, e Pianera e Pianerino nel comune di Castegnato, testimonia un grave abuso: rifiuti tossici interrati senza alcuna precauzione. Le conseguenze sono state devastanti, con 11.000 residenti costretti a convivere con le minacce dei veleni, tra ordinanze di divieto e terreni contaminati.
Le voci dei manifestanti sono chiare: Brescia merita un futuro pulito. Cartelli con scritte come “Falda inquinata, terreni contaminati: Brescia merita un futuro pulito” e “Stop impunità per gli inquinatori” hanno sottolineato il bisogno di soluzioni concrete. Non sono più sufficienti le ordinanze e i divieti temporanei; serve una riparazione reale dei danni e misure efficaci per prevenire ulteriori danni. La richiesta è chiara: “Basta attese, ora è il momento di agire!”.
Dal 2002, con l’introduzione del Sin (Sito di Interesse Nazionale), Brescia ha atteso invano risposte concrete. Sono passati vent’anni senza che si riuscisse a risolvere il problema dell’inquinamento. Ora, la protesta è un grido di giustizia che chiede un impegno immediato da parte delle istituzioni, per fermare un disastro che ha troppo a lungo danneggiato la vita delle persone e l’ambiente.
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