Simona e il perdono: dalla rapina col machete all’amicizia con il suo aggressore

Colpita in Kenya durante una vacanza, una donna di Mantova torna sul luogo dell’aggressione e tende la mano al suo rapinatore

Watamu (Kenya) – La parola “rafiki”, che in swahili significa amico, ha assunto un nuovo e profondo significato nella storia di Simona Colosini, 47 anni, ex residente a Castiglione delle Stiviere e dipendente del Monte dei Paschi di Siena. Dopo essere sopravvissuta a una brutale rapina avvenuta lo scorso dicembre nella località turistica di Watamu, ha deciso di compiere un gesto che ha sorpreso molti: è tornata in Kenya per incontrare e perdonare uno dei suoi aggressori.

Il dramma si era consumato durante una vacanza: Simona era stata attaccata da tre uomini armati di machete che, a bordo di uno scooter, le avevano tagliato il marsupio e rubato un braccialetto, non prima però di averla ferita alla schiena con un colpo che poteva costarle la vita. Da quel giorno, la sua quotidianità è cambiata, non solo per le conseguenze fisiche, ma soprattutto sul piano emotivo.

Spinta dalla volontà di comprendere, più che di vendicarsi, Simona è tornata a Watamu lo scorso 24 marzo, soggiornando nuovamente presso il “Rafiki Village”, simbolico “villaggio dell’amicizia”, non distante dal luogo dell’aggressione. È lì che ha riconosciuto per caso uno degli uomini coinvolti, e pur non riuscendo a fermarlo in spiaggia, ha avviato contatti con la comunità locale che l’hanno condotta a un altro dei rapinatori.

Il giorno prima del suo rientro in Italia, il 5 aprile, ha incontrato l’uomo – un trentenne kenyano – tramite un intermediario. Secondo quanto riferisce, si trattava del presunto “capo” del gruppo, colui che avrebbe impedito agli altri complici di colpirla nuovamente, evitandole così ferite potenzialmente mortali. Simona ha scelto di ascoltarlo, scoprendo una storia di povertà e disperazione, fatta di difficoltà economiche e responsabilità familiari.

“L’ho perdonato”, racconta, spiegando di aver deciso di finanziare per lui un corso di lingua italiana, per offrirgli un’opportunità concreta di riscatto nel settore turistico locale. “Siamo diventati rafiki”, conclude, scegliendo il termine swahili che riassume un gesto di straordinaria umanità e speranza.

La vicenda di Simona Colosini non è solo un racconto di violenza e sopravvivenza, ma un esempio raro di empatia e riconciliazione, capace di ribaltare il senso comune di giustizia e rispondere con un atto di fiducia anziché con odio. Il suo amore per l’Africa, mai venuto meno nemmeno dopo l’aggressione, ha vinto su tutto.

Redazione

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