Cigno ferito salvato sul Garda: era intrappolato da un’esca ma non abbandonava il nido

Intervento congiunto di WWF, Guardia Costiera e Polizia Provinciale salva la vita all’animale che covava cinque uova tra i canneti di San Felice

Cigno reale

Un gesto di coraggio e amore, da parte di un animale ferito, ha commosso la sponda bresciana del lago di Garda. Un cigno reale, rimasto intrappolato da una grossa esca da pesca con ami conficcati nell’ala e in una zampa, è stato salvato nel pomeriggio di ieri a San Felice grazie a un coordinato intervento della Guardia Costiera, della Polizia Provinciale e degli operatori del WWF.

Nonostante il dolore, non lasciava il nido

Nonostante le gravi ferite, il cigno era riuscito a tornare nel suo nido nascosto tra i canneti, deciso a non abbandonare le cinque uova che stava pazientemente covando. Un comportamento istintivo e straordinario che ha spinto i soccorritori a un intervento immediato, tanto più urgente per la difficoltà del contesto ambientale.

Il salvataggio: coordinamento perfetto tra terra e acqua

La segnalazione è arrivata da un diportista, che ha notato l’animale in difficoltà e ha avvisato il WWF. Da lì si è messa in moto la macchina dei soccorsi: la Polizia Provinciale è intervenuta via terra, mentre la Guardia Costiera ha perlustrato l’area via lago. Dopo un’attenta ricerca, il cigno è stato individuato tra la vegetazione del litorale. Ha tentato di allontanarsi, ma è stato raggiunto a nuoto da un operatore del WWF, che con estrema delicatezza lo ha messo in sicurezza all’interno di una vasca contenitiva.

Ami rimossi a bordo: il ritorno al lago

L’intervento chirurgico, effettuato direttamente sulla motovedetta GC B135, ha consentito la rimozione degli ami grazie all’esperienza degli operatori, evitando ulteriori danni. Una rapida medicazione e subito dopo il cigno è stato rilasciato nei pressi del suo nido, dove ha fatto ritorno senza esitazione, pronto a riprendere la cova.

Un lieto fine che lancia un allarme ambientale

L’episodio si è concluso positivamente, ma riporta sotto i riflettori un pericolo silenzioso per la fauna selvatica: esche e ami da pesca abbandonati lungo le sponde o nelle acque possono diventare trappole mortali per molti animali.

“Segnalare è fondamentale – ricorda il WWF –. In situazioni come questa, può fare la differenza tra la vita e la morte”. Il caso del cigno reale di San Felice non solo commuove per la sua determinazione, ma diventa anche un simbolo della fragilità degli equilibri naturali che circondano il nostro quotidiano.

Redazione

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