Un’attività di controllo durata settimane ha portato i carabinieri forestali del reparto Soarda a individuare e fermare un presunto uccellatore sulle montagne di Bovegno, in alta Valtrompia. L’uomo, già finito in passato nel mirino delle forze dell’ordine per episodi analoghi, è stato sorpreso nella zona di Graticelle, dove avrebbe predisposto un sistema di cattura su vasta scala destinato agli uccelli selvatici durante la migrazione autunnale.
Il bilancio dell’intervento è significativo: 237 trappole sequestrate e circa 60 pettirossi trovati uccisi. Il materiale è stato recuperato nell’ambito di un’operazione condotta dai militari dopo un lungo periodo di osservazione del territorio. Le verifiche hanno interessato anche l’abitazione dell’uomo, dove è stato individuato il resto dell’attrezzatura utilizzata per la cattura degli animali.
Una rete di trappole sui monti sopra Graticelle
Il blitz decisivo sarebbe scattato alla fine di settembre, dopo diverse ore di appostamento in un’area sopra Graticelle, nei pressi della Capanna Remedio. Qui, al margine della vegetazione arborea, i militari hanno individuato una vasta installazione per la cattura dei piccoli uccelli migratori.
Secondo quanto ricostruito, sui tronchi degli ultimi alberi erano state collocate circa 170 sep, piccoli dispositivi metallici impiegati per intrappolare gli uccelli insettivori. I supporti erano stati predisposti anche attraverso l’utilizzo di numerosi chiodi fissati agli alberi, così da consentire l’installazione delle trappole.
La zona, secondo quanto riportato, sarebbe da tempo frequentata da un ristretto gruppo di uccellatori che opererebbero con modalità organizzate e con sistemi di sorveglianza, anche elettronici. Proprio questa particolare configurazione del territorio avrebbe reso necessario un lavoro di osservazione prolungato prima di intervenire.
La perquisizione successiva al fermo ha permesso di ricostruire le dimensioni complessive dell’attrezzatura in possesso del cacciatore: le trappole rinvenute sono risultate 237 in totale, un numero superiore a quello dei dispositivi individuati direttamente sul posto.
I precedenti e la licenza di caccia sospesa
L’uomo era già conosciuto dai carabinieri forestali per precedenti contestazioni legate all’utilizzo di sistemi di cattura illegali. Circa due anni prima, il personale del Soarda lo aveva infatti fermato nei pressi del suo capanno da caccia, dove erano state individuate numerose sep destinate alla cattura di piccoli uccelli protetti. In seguito a quell’episodio, la sua licenza venatoria era stata sospesa.
Dopo aver riottenuto il documento, il cacciatore avrebbe ripreso l’attività prima della riapertura della stagione venatoria, concentrandosi sui piccoli migratori che attraversano la zona nelle prime fasi dell’autunno.
I controlli nei suoi confronti erano proseguiti anche nei mesi successivi. Nel corso di un’ispezione effettuata ad agosto, i militari avevano trovato il capanno vuoto, ma nell’area circostante erano presenti elementi che avevano attirato la loro attenzione: resti di cartucce di piccolo calibro e piume attribuite a balie nere, uccelli che sarebbero stati abbattuti nei giorni precedenti.
Anche durante una recente attività di controllo denominata Operazione balia nera, gli investigatori avevano tentato di sorprendere l’uomo. L’intervento conclusivo è arrivato soltanto dopo ulteriori appostamenti e accertamenti sul territorio.
Un secondo intervento a Marcheno
Le attività dei carabinieri forestali non si sono limitate a Bovegno. Al termine dell’operazione nella zona di Graticelle, i militari hanno individuato un altro presunto uccellatore a Brozzo, frazione di Marcheno.
In questo caso, l’attività si svolgeva all’interno di una proprietà recintata. Durante il controllo sono stati sequestrati una rete, circa dodici sep e una ventina di archetti, strumenti tradizionali utilizzati per catturare gli uccelli selvatici.
Gli archetti sono dispositivi che possono provocare gravi lesioni agli animali, in particolare alle zampe, lasciandoli intrappolati per un periodo prolungato. Il loro impiego è considerato particolarmente crudele proprio per le sofferenze che possono causare agli esemplari catturati.
Il materiale recuperato a Marcheno si aggiunge quindi a quello sequestrato nel territorio di Bovegno, nell’ambito di una serie di interventi mirati a contrastare il bracconaggio e la cattura illegale dell’avifauna.
Controlli rafforzati durante la migrazione autunnale
L’operazione si inserisce nel quadro delle attività di prevenzione e contrasto al bracconaggio condotte dai carabinieri forestali sulle montagne bresciane. Il periodo autunnale rappresenta una fase particolarmente delicata per molte specie di uccelli migratori, che attraversano il territorio durante gli spostamenti stagionali.
Tra gli animali interessati dalle attività di cattura segnalate figurano i pettirossi e altri piccoli uccelli insettivori, la cui protezione è centrale nella tutela della fauna selvatica. L’impiego di dispositivi come le sep e gli archetti può mettere a rischio gli esemplari che transitano nelle aree interessate, soprattutto quando le trappole vengono collocate in gran numero e distribuite su superfici estese.
Il sequestro delle 237 trappole a Bovegno e il recupero di ulteriore materiale a Marcheno rappresentano due interventi distinti, ma riconducibili all’attività di contrasto alla cattura illegale degli uccelli. Le verifiche condotte dal reparto Soarda hanno permesso di individuare installazioni predisposte per intercettare i migratori e di rimuovere dispositivi potenzialmente pericolosi per la fauna.
L’operazione conferma l’attenzione delle forze forestali verso le aree montane della Valtrompia, dove i controlli vengono intensificati durante la migrazione autunnale per individuare attività di uccellagione e impedire l’utilizzo di strumenti vietati.
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