Oltre 61 anni di reclusione complessivi per quattordici imputati coinvolti nell’inchiesta sul traffico di stupefacenti in Valle Camonica. È il risultato del procedimento celebrato con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Brescia, nato dall’attività investigativa denominata «Operazione Hotel Terme».
Le pene inflitte ammontano complessivamente a 61 anni e 10 mesi di carcere e variano, per i quattordici condannati, da un minimo di due a un massimo di undici anni di reclusione. Tutti gli imputati condannati sono di nazionalità tunisina. Per altre due persone coinvolte nell’indagine, invece, il procedimento proseguirà con il rinvio a giudizio.
L’attività investigativa è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Breno, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Brescia e della Direzione distrettuale antimafia. Gli accertamenti hanno riguardato una rete dedita alla distribuzione di cocaina e hashish nel territorio camuno, ricostruendone le modalità operative e i rapporti tra i gruppi coinvolti.
La base operativa nell’ex Hotel Terme
Uno degli elementi centrali emersi dall’inchiesta riguarda il luogo utilizzato come punto di riferimento per le attività illecite: l’ex Hotel Terme di Darfo Boario Terme, una struttura abbandonata che, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stata trasformata in una base per la gestione degli stupefacenti.
L’edificio sarebbe stato impiegato per custodire la droga, preparare le dosi e organizzare la successiva vendita. La disponibilità di uno spazio utilizzato per queste attività avrebbe consentito ai gruppi di gestire diverse fasi della distribuzione, dal deposito delle sostanze al confezionamento, fino alle cessioni ai consumatori.
Le indagini hanno documentato un’attività di spaccio che interessava in particolare cocaina e hashish, con migliaia di cessioni rivolte a clienti abituali. Un quadro ricostruito anche grazie alle intercettazioni, che hanno fornito elementi utili per comprendere i contatti tra gli indagati e il funzionamento della rete.
Due gruppi tra collaborazione e rivalità
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nella zona sarebbero stati attivi due gruppi criminali. Le rispettive attività non si sarebbero sviluppate esclusivamente in concorrenza: le organizzazioni avrebbero infatti collaborato per procurarsi gli stupefacenti, mantenendo però contrasti legati al controllo della piazza di spaccio.
La convivenza tra forme di collaborazione e rivalità avrebbe alimentato tensioni sul territorio. L’inchiesta si è concentrata proprio sui collegamenti tra i soggetti coinvolti, sui canali di approvvigionamento e sulle modalità con cui la droga veniva distribuita ai consumatori.
Il quadro investigativo ha preso forma attraverso una serie di accertamenti mirati a ricostruire l’organizzazione delle attività e a individuare i ruoli dei diversi partecipanti. Le intercettazioni hanno rappresentato uno degli strumenti utilizzati per documentare i contatti e le numerose cessioni di sostanze stupefacenti.
L’inchiesta partita dagli episodi di violenza
L’indagine è stata sviluppata tra dicembre 2022 e gennaio 2024 ed è partita da una serie di episodi violenti che avevano suscitato preoccupazione a Darfo Boario Terme. Tra i fatti segnalati figuravano accoltellamenti e rapine commesse con armi, circostanze che avevano attirato l’attenzione degli investigatori sulla situazione della zona.
Gli approfondimenti successivi hanno permesso di estendere il campo delle verifiche, portando alla luce presunti legami tra i gruppi coinvolti nello spaccio e le tensioni legate alla gestione del mercato locale degli stupefacenti.
L’Operazione Hotel Terme ha quindi ricostruito un contesto nel quale, secondo l’ipotesi investigativa, la distribuzione di droga si accompagnava a contrasti per il controllo del territorio. Gli accertamenti hanno riguardato sia l’attività di vendita sia i rapporti tra i soggetti individuati nel corso dell’indagine.
Quattordici condanne e altri due imputati a giudizio
La conclusione del processo con rito abbreviato segna un passaggio giudiziario rilevante nell’ambito dell’inchiesta. Il Gup del Tribunale di Brescia ha pronunciato quattordici condanne, con pene comprese tra due e undici anni, per un totale di 61 anni e 10 mesi di reclusione.
La posizione degli altri due imputati seguirà invece un percorso processuale distinto, dopo il rinvio a giudizio disposto nei loro confronti.
L’indagine, coordinata dalla magistratura bresciana e condotta dai carabinieri di Breno, ha portato all’esame giudiziario di una rete accusata di aver gestito un traffico di cocaina e hashish in Valle Camonica. Il procedimento proseguirà per le posizioni ancora da definire, mentre le responsabilità individuali dovranno essere considerate alla luce delle decisioni giudiziarie e dei successivi sviluppi processuali.
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