Chi viaggia su un’auto alimentata a gasolio dovrà fare i conti con un significativo aumento del costo del carburante. A partire dal 1° gennaio 2026 entrerà in vigore il riallineamento delle accise tra benzina e diesel, una misura prevista nel testo della manovra economica attualmente in fase di approvazione parlamentare. Se il provvedimento non subirà modifiche, l’accisa sul diesel salirà, mentre quella sulla benzina calerà leggermente, convergendone entrambe a 67,29 centesimi al litro.
Oggi il gasolio gode di un’imposizione più bassa, pari a 63,24 centesimi al litro, rispetto ai 71,34 della benzina. Con l’allineamento, chi guida un’auto a benzina beneficerà di un piccolo risparmio, mentre per i possessori di veicoli diesel si profila un aggravio, anche se contenuto. Facendo un esempio pratico, un pieno da 60 litri potrebbe costare fino a 2,4 euro in più rispetto alle attuali tariffe. Su base annuale, con due pieni al mese, il Codacons stima un esborso aggiuntivo di circa 59 euro a veicolo, con un impatto diretto su 16,6 milioni di auto diesel attualmente in circolazione in Italia.
La decisione del governo rappresenta un’accelerazione rispetto ai piani iniziali, che prevedevano un adeguamento graduale nel corso di cinque anni. L’impegno era stato assunto nell’ambito del Piano RePowerEU incluso nel Pnrr, in risposta alla richiesta dell’Unione Europea di eliminare progressivamente i cosiddetti “sussidi ambientalmente dannosi”, tra cui le agevolazioni sulle accise del gasolio.
Nonostante l’intento dichiarato sia quello di favorire una transizione ecologica, il tempismo e le modalità della misura hanno suscitato polemiche. Il governo di centrodestra, che in passato aveva promesso di ridurre le accise, ora si trova a sostenere un intervento fiscale in chiave ambientalista. Una posizione che ha innescato le critiche di M5s e Pd, che a loro volta avevano proposto in passato la rimozione degli incentivi fiscali sui carburanti più inquinanti, ma che oggi contestano l’aumento dei costi per i cittadini.
La mossa ha anche una motivazione contabile, oltre che ambientale. Il gasolio è il carburante più utilizzato nel trasporto su strada in Italia, e il suo maggior peso nei consumi si traduce in entrate fiscali più consistenti. Secondo le stime dell’Unem, l’associazione che rappresenta il settore della raffinazione e distribuzione, l’aumento delle accise sul diesel potrebbe generare circa 2 miliardi di euro in cinque anni. Un’entrata utile a sostenere le misure previste dalla manovra economica.
Il primo segnale del cambio di passo era arrivato già lo scorso maggio, quando era stato attuato un mini-adeguamento: +1,5 centesimi sul diesel e -1,5 centesimi sulla benzina. Ora però si passa alla parificazione completa, in un’unica tranche, annullando ogni vantaggio fiscale per chi utilizza il gasolio.
Toccare le accise resta una scelta impopolare, soprattutto in un periodo di inflazione persistente e incertezza economica. Ma l’esecutivo sembra puntare a chiudere il dossier accise nel più breve tempo possibile, rispondendo alle richieste europee e, al contempo, facendo cassa.
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