Youssef Siher ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio svolto nella mattinata di martedì 27 ottobre nel carcere milanese di San Vittore. Il trentenne, amministratore dei canali social del Movimento 17 ottobre, è comparso davanti alla giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni, assistito dalla sua legale, l’avvocata Yasmina Abu Sharar.
Ricercatore cresciuto nel Bresciano, Siher ha ancora parte della famiglia a Mazzano. Il giovane è stato fermato il 24 ottobre nell’ambito di un’inchiesta che gli contesta l’ipotesi di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dalla violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
La decisione attesa entro mercoledì
Al termine dell’interrogatorio, la gip dovrà pronunciarsi sulla richiesta avanzata dalla Procura di Milano, che ha chiesto la convalida del fermo e l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Alla richiesta hanno lavorato il procuratore Marcello Viola e la pm Francesca Crupi, presente all’udienza.
Tra le esigenze cautelari indicate dagli inquirenti figurano il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione dei reati contestati. La decisione della giudice è attesa entro mercoledì 28 ottobre.
Le contestazioni della Procura sui messaggi online
Al centro dell’inchiesta ci sono i contenuti pubblicati sui canali Instagram e Telegram riconducibili al Movimento 17 ottobre. Secondo la ricostruzione della Procura, Siher avrebbe utilizzato le proprie competenze informatiche e la comunicazione online per promuovere una strategia di mobilitazione e favorire la partecipazione alle manifestazioni.
Gli investigatori attribuiscono particolare rilevanza ai messaggi diffusi attraverso un gruppo Telegram che, secondo quanto riportato, conta oltre 11mila iscritti. Per i magistrati, alcuni contenuti avrebbero avuto carattere intimidatorio e sarebbero stati diretti a destabilizzare la vita civile.
L’ipotesi di un progetto eversivo
Nella richiesta cautelare, la Procura descrive l’attività contestata come parte di un progetto di opposizione radicale al governo e di sostegno alla rivolta. Gli inquirenti ritengono inoltre che il profilo culturale del trentenne e la sua rete di contatti possano consentirgli di proseguire le condotte contestate e, in caso di scarcerazione, agevolarne un’eventuale fuga all’estero.
Si tratta delle valutazioni formulate dall’accusa nell’ambito dell’indagine. La decisione sulla convalida del fermo e sulla misura cautelare spetta ora alla gip, mentre la posizione dell’indagato dovrà essere valutata nel corso del procedimento giudiziario.
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