Si allarga l’inchiesta della Procura di Milano sul Movimento 17 ottobre, nato attorno alle mobilitazioni pro-Palestina della scorsa settimana. Dopo il fermo di Youssef Siher, trentenne italiano di origini marocchine indicato dagli investigatori come una figura centrale dell’organizzazione, risulta indagata anche la moglie, una donna di 32 anni di origini libanesi.
Secondo quanto riportato nell’ambito dell’indagine, entrambi sarebbero coinvolti nella gestione delle pagine Instagram e Telegram riconducibili al movimento. La posizione della donna viene esaminata in relazione all’ipotesi di istigazione a delinquere in concorso con il marito. Le contestazioni sono ancora oggetto di accertamenti giudiziari e dovranno essere valutate nelle sedi competenti.
L’attività investigativa punta a ricostruire le modalità con cui venivano organizzate e comunicate le iniziative pubbliche, oltre a chiarire eventuali responsabilità individuali negli episodi di violenza verificatisi durante le recenti manifestazioni milanesi.
La moglie di Siher nel mirino degli investigatori
La donna, 32 anni, lavora come mediatrice interculturale ed è nata e cresciuta a Como, città nella quale risulta residente. Sui propri profili social si descriverebbe come libanese, palestinese e araba per appartenenza.
La coppia si sarebbe sposata nel settembre 2026 e vivrebbe, secondo le informazioni riportate, in provincia di Milano, pur mantenendo residenze anagrafiche differenti: Siher risulta residente a Mazzano, nel Bresciano, mentre la moglie è registrata a Como.
Il telefono della donna avrebbe avuto un ruolo importante nelle attività di localizzazione del trentenne. Secondo la ricostruzione investigativa, gli agenti sarebbero riusciti a ottenere elementi utili per rintracciarlo attraverso il dispositivo, mentre il cellulare dell’uomo risultava spento e non consentiva di individuarne direttamente la posizione.
Siher sarebbe stato localizzato nel quartiere Corvetto, a Milano, presso l’abitazione di un’attivista pro-Palestina.
Le accuse contestate a Youssef Siher
Il trentenne è stato fermato nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura milanese. Tra le ipotesi di reato riportate figurano l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall’utilizzo di strumenti informatici, oltre alla contestazione relativa alla violenza organizzata durante le manifestazioni pubbliche, prevista dalla normativa richiamata dagli investigatori.
L’inchiesta comprende inoltre approfondimenti sull’eventuale configurabilità del reato previsto dall’articolo 270 bis del Codice penale, relativo alle associazioni con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico.
Il pubblico ministero Francesca Crupi avrebbe dovuto chiedere la convalida del fermo, con il successivo intervento del giudice per le indagini preliminari. La valutazione giudiziaria dovrà chiarire la sussistenza dei presupposti del provvedimento e l’eventuale applicazione di ulteriori misure.
Al momento, le contestazioni costituiscono ipotesi investigative e non equivalgono a una dichiarazione di responsabilità . Saranno gli sviluppi dell’indagine e le decisioni dell’autorità giudiziaria a definire il quadro processuale.
Perquisizioni nel Bresciano e verifiche sui profili social
Le indagini hanno coinvolto anche il territorio bresciano. Nella mattinata di sabato, secondo le informazioni disponibili, gli agenti della Digos avrebbero effettuato una perquisizione in un’abitazione situata tra Mazzano e Gavardo, dove vive la famiglia del ricercatore. Durante l’attività sarebbe stato recuperato materiale ritenuto utile agli approfondimenti.
Parallelamente, la Polizia postale e gli investigatori dell’antiterrorismo avrebbero lavorato per ricostruire l’identità delle persone che gestivano il profilo del Movimento 17 ottobre. Nell’ambito delle verifiche sarebbero stati acquisiti elementi tecnici relativi all’indirizzo IP associato alla pagina Instagram, anche attraverso la collaborazione con Meta e con i fornitori dei servizi Internet.
Questi accertamenti avrebbero contribuito alla localizzazione del trentenne, che non si trovava presso la propria residenza anagrafica nel Bresciano.
L’obiettivo degli investigatori è chiarire chi abbia amministrato i canali digitali, quale ruolo abbia avuto nella diffusione dei messaggi e se esistano collegamenti diretti tra le comunicazioni online e gli episodi contestati durante le manifestazioni.
Il profilo del ricercatore e le segnalazioni precedenti
Youssef Siher ha un percorso formativo nel settore della comunicazione e delle scienze politiche. Dopo la laurea in Comunicazione all’Università degli Studi di Milano, avrebbe proseguito gli studi con una specializzazione in Scienze politiche e di governo. Ha inoltre svolto attività di ricerca nell’ambito dell’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi e collaborato come freelance con testate giornalistiche nazionali.
Le informazioni raccolte dagli investigatori comprenderebbero anche precedenti segnalazioni dell’intelligence, risalenti al 2024, relative a presunte attività di propaganda. Secondo quanto riportato, il trentenne sarebbe stato associato a un’organizzazione denominata «Alba nascente», che avrebbe avuto l’obiettivo di diffondere contenuti riconducibili ad Hamas e al Fronte popolare per la liberazione della Palestina, oltre a favorire i rapporti con ambienti antagonisti.
Anche questi elementi richiedono verifiche e contestualizzazione nell’ambito dell’indagine. La ricostruzione dei presunti legami organizzativi e delle attività attribuite a Siher rappresenta infatti uno dei filoni sui quali gli investigatori stanno lavorando.
Le reazioni del governo e gli sviluppi dell’inchiesta
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha espresso apprezzamento per il lavoro delle forze dell’ordine, sottolineando l’importanza degli interventi che hanno consentito di contenere le frange violente durante le manifestazioni e di individuare la persona ritenuta dagli investigatori una figura centrale del movimento.
Il ministro ha inoltre ribadito la necessità di distinguere il diritto di manifestare dalle condotte violente, richiamando la responsabilità individuale di chi commette reati durante le iniziative pubbliche.
L’indagine prosegue ora con l’esame dei contenuti digitali, dei materiali sequestrati e dei possibili rapporti tra le persone coinvolte. Gli accertamenti dovranno stabilire se il Movimento 17 ottobre avesse una struttura organizzativa definita e quali responsabilità possano essere attribuite ai singoli indagati.
Il coinvolgimento della moglie di Siher amplia quindi il perimetro dell’inchiesta, che punta a ricostruire la gestione dei canali social e l’eventuale coordinamento delle iniziative contestate. Restano da verificare le ipotesi accusatorie e da chiarire, attraverso gli atti giudiziari, il ruolo effettivo di ciascuna persona coinvolta.
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