Piazza Loggia, Donatella Di Rosa: «Mai condizionata dagli investigatori»

Nel processo a Roberto Zorzi per la strage del 28 maggio 1974, la testimonianza di Donatella Di Rosa si concentra sui rapporti con il generale del Ros Massimo Giraudo e sulle modalità delle audizioni investigative.

Donatella Di Rosa, conosciuta con il soprannome di «Lady Golpe», è intervenuta in collegamento video da Roma nell’ambito del processo a Roberto Zorzi per la fase esecutiva della strage di piazza della Loggia, avvenuta a Brescia il 28 maggio 1974. La sua deposizione, attesa dopo due precedenti tentativi non andati a buon fine, si è svolta il 22 ottobre 2026 dalla caserma dei carabinieri Santo Stefano.

Al centro dell’esame sono finiti soprattutto i rapporti tra la testimone e il generale dei carabinieri del Raggruppamento operativo speciale, Massimo Giraudo, incaricato dalla procura di svolgere accertamenti sul percorso seguito dall’ordigno esploso in piazza della Loggia. Le domande sono state formulate dalla difesa di Zorzi, rappresentata dall’avvocato Stefano Casali, che ha voluto approfondire sia le modalità con cui Di Rosa era stata ascoltata dagli investigatori sia la natura dei rapporti intrattenuti con l’ufficiale al di fuori dell’attività d’indagine.

La deposizione nel processo per la strage di piazza della Loggia

La testimonianza di Di Rosa si inserisce nel procedimento giudiziario relativo alla strage che colpì Brescia nel 1974. L’udienza ha permesso alla difesa di concentrarsi sulle dichiarazioni rese dalla donna nel corso delle precedenti interlocuzioni con gli inquirenti e sul contesto nel quale erano maturate.

Di Rosa era stata sentita in passato per le frequentazioni giovanili che aveva avuto negli ambienti dell’estrema destra. Proprio questi legami avevano attirato l’attenzione degli investigatori nel quadro degli approfondimenti relativi alla vicenda. Nel corso dell’audizione, tuttavia, la testimone ha respinto l’ipotesi di essere stata sottoposta a pressioni per fornire indicazioni utili alle indagini.

La donna ha escluso che Massimo Giraudo abbia cercato di orientare le sue dichiarazioni, sostenendo di aver riferito soltanto ciò che ricordava e di non aver inserito nei verbali elementi estranei alla propria memoria.

Il rapporto con il generale Massimo Giraudo

Uno dei punti affrontati durante l’interrogatorio ha riguardato la natura del rapporto tra Di Rosa e il generale del Ros. La testimone ha negato di aver avuto una relazione sentimentale con l’investigatore, escludendo quindi che tra i due vi fosse un legame di quel tipo.

La difesa ha approfondito anche le circostanze in cui si erano svolti gli incontri e gli interrogatori, soffermandosi sulle sollecitazioni rivolte alla donna affinché ricostruisse con maggiore precisione alcuni passaggi dei suoi ricordi. L’obiettivo delle domande era chiarire se tali modalità potessero aver inciso sul contenuto delle dichiarazioni rese durante le indagini.

Nel rispondere, Di Rosa ha sostenuto che le richieste di approfondimento non si erano tradotte in un condizionamento delle sue risposte. Secondo la sua ricostruzione, Giraudo non le avrebbe mai chiesto di dichiarare circostanze che non conosceva o che non ricordava direttamente.

La testimone ha spiegato che l’investigatore l’avrebbe invitata a richiamare alla memoria alcuni dettagli, anche insistendo sulla necessità di ricostruire meglio determinati episodi. Una sollecitazione che, secondo quanto riferito in aula, non avrebbe però modificato il contenuto delle informazioni da lei messe a verbale.

«Non ho mai dichiarato cose diverse dai miei ricordi»

Nel corso della deposizione, Di Rosa ha sintetizzato la propria posizione affermando che Giraudo non avrebbe mai tentato di farle dire qualcosa di cui non fosse a conoscenza.

«Non ha mai cercato di farmi dire cose che non sapevo», ha dichiarato, riferendosi alle modalità con cui l’ufficiale aveva approfondito i suoi ricordi. La donna ha aggiunto che, anche quando le veniva chiesto con insistenza di ricordare meglio alcuni passaggi, non avrebbe mai verbalizzato elementi che non corrispondessero a ciò che effettivamente ricordava.

Le sue risposte hanno quindi riguardato due aspetti distinti: da una parte, l’assenza, secondo la sua versione, di pressioni finalizzate a indirizzare le dichiarazioni; dall’altra, la natura del rapporto personale con il generale incaricato degli accertamenti. Entrambi i temi sono stati affrontati su iniziativa della difesa dell’imputato.

La deposizione si è svolta da remoto, con la testimone collegata dalla caserma romana dei carabinieri Santo Stefano. L’audizione è arrivata dopo due precedenti tentativi che non avevano consentito di raccogliere la sua testimonianza.

Gli approfondimenti della difesa

L’interrogatorio ha permesso alla difesa di tornare sulle procedure seguite durante le audizioni investigative e sulle relazioni sviluppate tra la testimone e Giraudo. Le domande hanno riguardato, in particolare, il modo in cui venivano ricostruiti gli episodi ricordati da Di Rosa e l’eventuale influenza esercitata dall’investigatore nel corso dei colloqui.

Le dichiarazioni rese in aula rappresentano la versione fornita dalla testimone sulle circostanze oggetto dell’esame. Il loro significato processuale dovrà essere valutato nell’ambito del procedimento e insieme agli altri elementi acquisiti.

La strage di piazza della Loggia resta il contesto centrale del processo a Roberto Zorzi, nel quale vengono esaminati gli elementi relativi alla fase esecutiva dell’attentato del 28 maggio 1974. La testimonianza di «Lady Golpe» ha portato l’attenzione sulle modalità delle indagini e sul rapporto tra una persona ascoltata dagli inquirenti e l’ufficiale incaricato di approfondire il percorso dell’ordigno.

Il punto principale emerso dalla deposizione è la netta esclusione, da parte di Donatella Di Rosa, di pressioni o tentativi di condizionamento da parte di Massimo Giraudo, insieme alla negazione di una relazione sentimentale tra i due. Sono questi gli aspetti sui quali si è concentrato l’esame richiesto dalla difesa nel corso dell’udienza del 22 ottobre 2026.

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