Lago d’Iseo, cresce l’emergenza della vegetazione acquatica
Un intervento da 355mila euro per contrastare la proliferazione delle piante acquatiche nel basso lago d’Iseo e salvaguardare gli habitat naturali delle Torbiere del Sebino. È questo il programma promosso dall’Autorità di bacino lacuale dei laghi Iseo, Endine e Moro, che prevede operazioni di contenimento della vegetazione sommersa e attività di monitoraggio delle specie invasive.
Il progetto nasce dalla necessità di affrontare un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più rilevanti, soprattutto durante la stagione estiva.
La crescita della vegetazione sui fondali e il successivo accumulo lungo le rive hanno infatti creato difficoltà per la navigazione, la balneazione e le attività turistiche, oltre a incidere sull’aspetto paesaggistico delle località affacciate sul Sebino.
Nel corso del 2026 sono state recuperate circa 1.800 tonnellate di materiale vegetale, una quantità tripla rispetto al 2025. Un dato che evidenzia l’intensificazione del problema e la necessità di programmare interventi strutturati.
Le nuove operazioni interesseranno in particolare la zona di Clusane, nel territorio di Iseo, con l’obiettivo di contenere la crescita delle piante e preservare le caratteristiche ambientali dell’area.
Clusane, tagli meccanici su 140mila metri quadrati di fondale
La parte operativa del progetto sarà sviluppata nell’arco di due anni, tra il 2027 e il 2028.
Gli interventi riguarderanno una superficie complessiva di circa 140mila metri quadrati di fondale lacustre, concentrandosi nelle aree maggiormente interessate dalla presenza di vegetazione sommersa.
Per eseguire le operazioni sarà impiegato un mezzo anfibio dotato di una speciale barra falciante, capace di lavorare direttamente nell’ambiente acquatico.
Il dispositivo permetterà di recidere le piante in prossimità dell’apparato radicale, senza procedere necessariamente alla rimozione completa delle radici.
Questa tecnica è stata individuata per indebolire la vegetazione e limitarne la capacità di ricrescita, riducendo nel tempo la quantità di materiale che raggiunge la superficie.
Una volta effettuato il taglio, i residui vegetali saranno recuperati attraverso battelli attrezzati per la pulizia del lago, evitando che si accumulino lungo le sponde.
Il programma biennale consentirà di distribuire le operazioni su più stagioni, verificando gli effetti delle attività di contenimento.
Una specie invasiva minaccia i fondali vicino al porto
Tra le principali criticità ambientali individuate figura la presenza della Lagarosiphon major, una pianta acquatica originaria di altri contesti geografici e considerata invasiva.
La specie è stata rilevata soprattutto nei primi metri di fondale in prossimità della località Punta e del porto di Clusane.
La Lagarosiphon major è inserita nell’elenco regionale delle specie esotiche invasive da sottoporre a misure di prevenzione, controllo e contenimento.
La sua capacità di sviluppare una vegetazione fitta può rappresentare un problema per gli equilibri degli habitat acquatici, soprattutto quando la crescita interessa superfici estese.
La presenza della pianta richiede quindi un’attenzione specifica, distinta dalle normali attività di manutenzione delle rive.
Il progetto prevede anche attività di osservazione e monitoraggio, necessarie per verificare l’evoluzione della colonizzazione e valutare l’efficacia degli interventi.
La gestione delle specie introdotte dall’esterno costituisce uno degli aspetti centrali della tutela della biodiversità, perché la loro diffusione può modificare le condizioni ambientali e le relazioni tra gli organismi presenti.
Vallisneria spiralis, perché la vegetazione si accumula sulle rive
Un altro elemento importante del fenomeno riguarda la Vallisneria spiralis, pianta acquatica presente nel lago da lungo tempo.
A differenza della Lagarosiphon major, la Vallisneria spiralis non deve essere confusa con una specie esotica invasiva: si tratta di una pianta acquatica autoctona, la cui crescita abbondante e il distacco delle foglie possono comunque determinare rilevanti problemi di gestione.
Durante i mesi più caldi, grandi quantità di vegetazione possono staccarsi dai fondali e raggiungere le sponde, trasportate dai movimenti dell’acqua.
Il materiale che si accumula nelle zone costiere può ostacolare l’accesso al lago, interferire con le imbarcazioni e produrre odori sgradevoli durante la decomposizione.
Il fenomeno è conosciuto da diversi decenni, ma nelle ultime stagioni ha richiesto un impegno crescente nelle attività di raccolta.
Fino al 2022, gli interventi di sfalcio avevano contribuito a ridurre le quantità di Vallisneria che raggiungevano le rive.
Successivamente, però, l’aumento del materiale vegetale ha reso più complessa la gestione ordinaria delle operazioni di pulizia, richiedendo una revisione delle strategie di contenimento.
Siccità e fondali bassi favoriscono la crescita delle piante
Le condizioni ambientali possono contribuire in modo significativo alla diffusione della vegetazione sommersa.
In particolare, i periodi caratterizzati da scarsità di precipitazioni e abbassamento del livello del lago modificano la quantità di luce che raggiunge il fondale.
Quando la profondità dell’acqua diminuisce, la radiazione solare può penetrare più facilmente fino alle zone occupate dalle piante acquatiche.
Una maggiore disponibilità di luce favorisce la fotosintesi e può accelerare la crescita della vegetazione, soprattutto nei tratti meno profondi.
La siccità rappresenta quindi uno dei fattori che possono intensificare il fenomeno, insieme alle caratteristiche dei fondali e alle condizioni stagionali.
Nel basso Sebino, dove sono presenti ambienti umidi particolarmente delicati, queste variazioni richiedono un’attenta valutazione.
L’obiettivo degli interventi non è eliminare indiscriminatamente le piante acquatiche, che svolgono funzioni ecologiche importanti, ma contenere gli sviluppi eccessivi e contrastare le specie invasive.
Torbiere del Sebino, tutela della biodiversità e dei canneti
Il progetto interessa un contesto ambientale di particolare valore naturalistico, caratterizzato dalla presenza della Riserva naturale delle Torbiere del Sebino.
L’area umida ospita habitat e comunità biologiche che dipendono dal mantenimento di condizioni ecologiche equilibrate.
Per questo motivo, il programma non si limita alla rimozione delle piante sommerse, ma comprende anche interventi di gestione delle aree a canneto e misure per la conservazione degli ambienti naturali.
I canneti costituiscono elementi importanti dell’ecosistema lacustre, offrendo rifugio e siti di riproduzione a numerose specie animali.
Una gestione corretta deve quindi tenere conto della necessità di preservare queste funzioni, evitando interventi che possano compromettere gli habitat.
Le attività previste dall’Autorità di bacino rientrano in una strategia più ampia di conservazione delle caratteristiche naturalistiche del basso lago e della zona umida.
Il monitoraggio delle specie vegetali e animali, sia autoctone sia introdotte, sarà fondamentale per valutare le condizioni dell’ecosistema e orientare le successive attività di manutenzione.
Turismo e navigazione, perché la pulizia del lago è importante
La presenza di grandi quantità di vegetazione lungo le sponde produce conseguenze che non riguardano soltanto l’ambiente.
Durante l’estate, il lago d’Iseo richiama visitatori e turisti che frequentano le località costiere, utilizzano le spiagge e praticano attività nautiche.
L’accumulo di piante può rendere meno agevole l’accesso all’acqua, ostacolare alcune manovre delle imbarcazioni e incidere negativamente sulla qualità degli spazi frequentati dal pubblico.
Inoltre, la decomposizione del materiale organico può generare cattivi odori, soprattutto quando le temperature rimangono elevate per diversi giorni.
La rimozione periodica della vegetazione in eccesso rappresenta quindi un’attività necessaria per mantenere accessibili le rive e limitare i disagi alle attività turistiche.
Le operazioni devono tuttavia essere pianificate considerando anche le esigenze di conservazione dell’ambiente acquatico.
Il programma biennale punta proprio a conciliare questi aspetti, attraverso interventi mirati nelle zone dove la crescita delle piante produce le maggiori criticità.
Un investimento da 355mila euro per il futuro del basso Sebino
Il piano dell’Autorità di bacino prevede uno stanziamento complessivo di 355mila euro, destinato alle attività di gestione della vegetazione acquatica e alla tutela degli equilibri ambientali.
Le operazioni programmate per il 2027 e il 2028 rappresentano una risposta all’incremento del fenomeno registrato negli ultimi anni.
L’attenzione sarà rivolta sia alle piante che si accumulano stagionalmente sulle rive sia alle specie invasive che stanno colonizzando alcune porzioni dei fondali.
Il monitoraggio consentirà di raccogliere informazioni sull’evoluzione della vegetazione e sugli effetti dei tagli meccanici.
La finalità è ridurre la necessità di interventi emergenziali durante l’estate, favorendo una gestione più programmata e sostenibile del lago.
La conservazione della biodiversità, la protezione delle Torbiere del Sebino e il mantenimento della fruibilità turistica costituiscono così i principali obiettivi di un progetto che interesserà una delle aree naturalistiche più importanti del territorio bresciano.
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