I commercianti di piazza Paolo VI, a Brescia, fanno i conti con i danni provocati durante gli scontri di sabato 17 ottobre 2026. Tavoli rovinati, ombrelloni bucati e bruciati dai petardi e momenti di forte preoccupazione per chi si trovava a lavorare nei locali della piazza. Il giorno successivo, domenica 18 ottobre, l’area è tornata a essere frequentata da residenti e clienti, ma per i titolari dei bar restano le conseguenze di quanto accaduto durante le tensioni con le forze dell’ordine.
Le testimonianze raccolte tra gli esercenti delineano una distinzione netta tra i partecipanti alla manifestazione contro il carovita e il gruppo di persone che avrebbe innescato gli episodi violenti. Secondo i commercianti, infatti, i responsabili dei danneggiamenti sarebbero arrivati in piazza prima del corteo, senza prendere parte alla protesta.
Tavoli e ombrelloni danneggiati
Tra i locali che hanno subito conseguenze ci sono il Modì e il DolceVite. I gestori hanno raccontato di aver assistito a momenti di tensione mentre sedie, tavoli, bicchieri e petardi venivano lanciati nella direzione delle forze dell’ordine.
Una commerciante del Modì ha riferito che, fortunatamente, le vetrate del locale non sono state infrante. I tavoli in metallo, tuttavia, hanno riportato scheggiature e segni, nonostante alcuni fossero ancora legati perché il bar non aveva aperto al pubblico. Anche gli ombrelloni, grazie alle pesanti basi di sostegno, non sarebbero stati utilizzati durante gli scontri come oggetti da lanciare.
La presenza di arredi danneggiati e il rischio per il personale hanno trasformato una normale giornata di lavoro in una situazione di pericolo. I titolari e i dipendenti si sono trovati a dover proteggere non soltanto se stessi, ma anche gli spazi in cui svolgono la propria attività.
Al DolceVite, invece, i danni hanno interessato direttamente gli ombrelloni esterni. Secondo quanto riferito da una delle bariste, alcuni sono stati bucati e altri hanno riportato bruciature riconducibili ai petardi esplosi durante i disordini. Episodi che hanno lasciato segni visibili sulle attrezzature utilizzate quotidianamente per accogliere i clienti.
«Un blitz preordinato»: la ricostruzione dei gestori
Uno degli aspetti sottolineati dai commercianti riguarda l’arrivo del gruppo che avrebbe partecipato agli episodi violenti. La barista del Modì ha spiegato che alcuni giovani sarebbero comparsi da via Cardinal Querini prima dell’arrivo del corteo.
La stessa testimone ha raccontato che, prima di entrare nella piazza, alcune persone si sarebbero abbassate le maschere sul volto. Una circostanza che, secondo la ricostruzione degli esercenti, rafforzerebbe il sospetto che il gruppo non fosse legato alla manifestazione e che il suo arrivo fosse distinto da quello dei partecipanti alla protesta.
La definizione di «blitz preordinato» utilizzata dai commercianti esprime la loro interpretazione di quanto avvenuto. Si tratta delle testimonianze dei gestori dei locali, che descrivono una dinamica da loro percepita come separata dalla mobilitazione contro il carovita. La ricostruzione delle responsabilità individuali resta affidata agli accertamenti delle autorità competenti.
La distanza dalla protesta contro il carovita
Dal DolceVite è arrivata una presa di posizione altrettanto netta sulla distinzione tra la manifestazione e gli scontri. Secondo la testimonianza raccolta, quanto accaduto non avrebbe avuto a che fare con le ragioni della protesta, ma sarebbe stato legato al comportamento di un gruppo intenzionato a provocare disordini e danneggiamenti.
Nel racconto dei commercianti, durante le tensioni sarebbero state pronunciate anche frasi offensive nei confronti dei manifestanti. Un elemento che, nella loro ricostruzione, contribuirebbe a distinguere ulteriormente il gruppo violento dai partecipanti al corteo.
Dal Modì è stato inoltre riferito che alcuni giovani presenti alla manifestazione avrebbero contribuito a rimettere in ordine tavoli spostati o utilizzati durante gli scontri contro gli agenti. Un comportamento che, secondo i gestori, confermerebbe come non tutti i presenti fossero coinvolti negli episodi di violenza.
La distinzione tra chi manifesta e chi compie eventuali reati è uno dei punti centrali delle testimonianze raccolte dopo i disordini. I commercianti hanno voluto evidenziare che la protesta contro il costo della vita e i danneggiamenti ai locali rappresentano, nella loro esperienza, due fenomeni differenti.
Sequestrati bastoni e manganelli, proseguono gli accertamenti
Gli scontri in piazza Paolo VI hanno avuto anche conseguenze sul fronte delle attività delle forze dell’ordine. Durante gli interventi sono stati sequestrati bastoni e manganelli e, secondo quanto riportato nelle cronache relative all’episodio, dieci giovani sono stati denunciati.
Le denunce rappresentano un passaggio nell’attività di accertamento e non equivalgono a una condanna. Saranno gli approfondimenti delle autorità a chiarire le condotte contestate e le eventuali responsabilità personali.
Nel frattempo, per i commercianti resta il compito di verificare l’entità dei danni e ripristinare le attrezzature dei dehors. La ripresa delle attività nella giornata successiva ha riportato la piazza alla consueta frequentazione, ma non ha cancellato le conseguenze degli scontri.
Le testimonianze degli esercenti restituiscono così il punto di vista di chi si è trovato coinvolto indirettamente nei disordini: lavoratori e titolari che, mentre la situazione degenerava, hanno dovuto preoccuparsi della propria sicurezza e dell’integrità dei locali. Il nodo principale, per i commercianti, è che la violenza non venga confusa con la manifestazione contro il carovita, alla quale, secondo quanto riferito, il gruppo responsabile dei danneggiamenti non avrebbe partecipato.
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.