Concesio, ex dipendente condannata a risarcire il Comune con 783mila euro

Il Tribunale di Brescia ha riconosciuto oltre 762mila euro per le somme sottratte e altri 20mila per il danno d’immagine. La vicenda era emersa nel novembre 2024 dopo una segnalazione bancaria su operazioni anomale.

Il Comune di Concesio otterrà un risarcimento complessivo vicino ai 783mila euro dall’ex dipendente comunale riconosciuta responsabile degli ammanchi nelle casse pubbliche. A stabilirlo è stata una sentenza del Tribunale di Brescia, Sezione lavoro, che ha accolto le richieste dell’amministrazione sia per il recupero delle somme sottratte sia per il danno arrecato all’immagine dell’ente.

Nel dettaglio, la decisione dispone il pagamento di 762.916 euro per gli ammanchi economici, a cui si aggiungono 20mila euro per il danno d’immagine subito dal Comune. A queste cifre dovranno essere sommati rivalutazione monetaria, interessi e spese legali, come previsto dal provvedimento.

La sentenza rappresenta un ulteriore passaggio giudiziario in una vicenda che ha coinvolto l’amministrazione municipale, portando all’avvio di accertamenti interni e di procedimenti nelle sedi competenti. L’obiettivo del Comune è recuperare il denaro sottratto e ottenere il riconoscimento dei danni causati alla collettività.

La condanna per peculato e il procedimento civile

Il pronunciamento del giudice del lavoro si aggiunge alla condanna penale già divenuta irrevocabile nei confronti dell’ex dipendente, riconosciuta responsabile dei reati di peculato contestati. La pena originariamente indicata in quattro anni, sei mesi e venti giorni di reclusione è stata ridotta, in seguito al rito abbreviato, a tre anni, nove mesi e sedici giorni.

Dopo aver partecipato al procedimento penale come parte offesa, il Comune di Concesio ha avviato un’azione civile per ottenere la restituzione delle somme e il risarcimento dei danni. L’amministrazione ha quindi portato avanti le proprie richieste anche sul piano economico, chiedendo al tribunale di riconoscere non soltanto le perdite finanziarie, ma anche le conseguenze negative sulla reputazione dell’istituzione.

La decisione ha accolto entrambe le richieste. Per il danno patrimoniale è stato riconosciuto l’importo di 762.916 euro, mentre per quello d’immagine il risarcimento è stato quantificato in 20mila euro. La somma finale sarà pertanto superiore al totale nominale di 782.916 euro, considerando gli ulteriori importi previsti dalla sentenza.

L’inchiesta partita da una segnalazione bancaria

La vicenda era venuta alla luce nel novembre 2024, quando una segnalazione bancaria aveva portato all’attenzione dell’ente alcune operazioni considerate anomale. Gli approfondimenti successivi avevano consentito di ricostruire una serie di movimentazioni e ammanchi, alcuni dei quali riconducibili anche a periodi precedenti al 2015.

Di fronte agli elementi emersi, il Comune aveva avviato le verifiche necessarie e adottato provvedimenti nei confronti della dipendente. Tra le misure assunte figurava il licenziamento per giusta causa, disposto dall’amministrazione dopo l’accertamento della gravità della situazione.

Parallelamente, l’ente aveva intrapreso le iniziative giudiziarie necessarie per tutelare il patrimonio pubblico e ottenere il ristoro delle perdite. La linea adottata dall’amministrazione si è sviluppata su più fronti: il procedimento penale, l’azione civile per il recupero delle somme e il percorso davanti alla Corte dei Conti.

Il risarcimento riconosciuto dalla Corte dei Conti

Un ulteriore capitolo della vicenda ha riguardato la giustizia contabile. Questo filone si è concluso con il riconoscimento al Comune di 53.500 euro a titolo di ristoro di una parte del danno, in relazione al coinvolgimento delle due tesorerie che si erano succedute nel corso degli anni.

Il procedimento contabile si affianca dunque alle iniziative intraprese contro l’ex dipendente e al più recente pronunciamento del Tribunale di Brescia. I diversi percorsi giudiziari hanno affrontato aspetti distinti della vicenda, con l’obiettivo di individuare le responsabilità e recuperare almeno una parte delle risorse pubbliche coinvolte.

Nelle motivazioni della sentenza civile, la giudice ha riconosciuto anche il danno d’immagine subito dall’amministrazione. È stata inoltre evidenziata la reazione del Comune, che ha adottato il provvedimento disciplinare più grave previsto, ossia il licenziamento per giusta causa. Secondo quanto riportato, l’intervento tempestivo dell’ente ha contribuito a contenere le ricadute negative della vicenda sulla reputazione della pubblica amministrazione.

Il sindaco: «Tuteleremo gli interessi del Comune»

Il sindaco Agostino Damiolini ha ribadito la volontà dell’amministrazione di proseguire nell’attività necessaria a proteggere gli interessi pubblici e a dare seguito alla decisione del tribunale.

«L’Amministrazione comunale continuerà a seguire la vicenda, portando avanti ogni azione necessaria per tutelare gli interessi dell’ente e perseguire il recupero delle somme riconosciute dalla sentenza», ha dichiarato il primo cittadino.

Damiolini ha inoltre sottolineato la posizione dell’amministrazione nei confronti di condotte che danneggiano il Comune e la comunità: l’obiettivo, ha spiegato, è intervenire con fermezza, proteggere il patrimonio pubblico e ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Con la sentenza del Tribunale di Brescia, il Comune di Concesio ottiene quindi un nuovo riconoscimento delle proprie richieste risarcitorie. Il provvedimento stabilisce il pagamento di quasi 783mila euro per gli ammanchi e il danno d’immagine, oltre agli ulteriori importi accessori. L’amministrazione ha confermato che continuerà a seguire la vicenda per dare attuazione alla decisione e perseguire il recupero delle somme dovute.

Redazione

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