La vicenda giudiziaria che coinvolge l’ex consigliere comunale indiano Balwinder Singh, la moglie Balijeet Kaur e il figlio maschio entra in una fase decisiva. La pm Marica Brucci ha notificato agli indagati la chiusura delle indagini, escludendo l’archiviazione e delineando un quadro accusatorio articolato, che riguarda pesanti ipotesi di reato nei confronti delle due figlie.
Secondo la ricostruzione della Procura, le due ragazze avrebbero vissuto una condizione di umiliazione e vessazione prolungata, incompatibile con una normale esistenza. Gli investigatori descrivono un ambiente familiare segnato da continui divieti e imposizioni, con i genitori che si sarebbero opposti al desiderio delle giovani di condurre una vita più vicina alla cultura occidentale. Percosse, offese e rigida sorveglianza sui comportamenti quotidiani emergono tra gli elementi contestati a padre e madre.
Le contestazioni includono una serie di episodi che, secondo l’accusa, delineano un controllo capillare sulle figlie: dalla proibizione di avere relazioni con ragazzi italiani, anche solo online, alle punizioni fisiche per tagli di capelli non graditi, abiti considerati inadatti o mansioni domestiche svolte in modo ritenuto non corretto. La Procura evidenzia inoltre un presunto disinteresse dei genitori per la crescita scolastica, a fronte dell’insistenza nel pianificare un matrimonio ritenuto conveniente con un connazionale.
Il quadro delineato dagli inquirenti si aggrava ulteriormente in riferimento alle minacce che entrambi i genitori avrebbero rivolto a una delle figlie dopo la notifica dell’udienza davanti al Tribunale per i minorenni, convocata per esaminare provvedimenti a sua tutela. In quella fase, secondo l’ipotesi della pm, i genitori avrebbero minacciato di morte la giovane, accusandola di essere vittima del demonio e intimandole più volte di cambiare versione davanti al giudice.
Ancora più delicata la posizione del figlio maschio, coinvolto in un filone separato della stessa indagine. A lui viene contestato di aver costretto una delle sorelle a subire e compiere atti sessuali, utilizzando violenza, minacce e — si legge nell’imputazione — “abusando dell’autorità maschile” legata al ruolo che la cultura familiare attribuiva alla figura dell’uomo. Una ricostruzione che evidenzia come, secondo l’accusa, il contesto culturale domestico avrebbe contribuito a un clima di forte sopraffazione.
Con la chiusura delle indagini, gli indagati potranno ora chiedere di essere interrogati o presentare memorie difensive. Hanno venti giorni di tempo per esercitare queste facoltà. Successivamente sarà la Procura a decidere se chiedere il rinvio a giudizio o formulare altre richieste al giudice, determinando così il prossimo passo del procedimento.
Il caso, per la gravità delle accuse e la complessità delle dinamiche familiari emerse, si prepara dunque a un possibile approdo in aula, mentre alle due giovani — considerate parti offese — viene riconosciuto un ruolo centrale nelle ricostruzioni dell’inchiesta.
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