Potrebbero essere circa 90mila i lavoratori e le lavoratrici della provincia di Brescia a beneficiare nel 2026 della detassazione sugli aumenti salariali derivanti dai rinnovi dei Contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl). La stima, con un margine compreso tra 86mila e 96mila persone, emerge da un’analisi prudenziale elaborata da Uil Lombardia sulla base dei dati Cnel e Inps, in linea con la relazione tecnica allegata alla Legge di Bilancio 2026.
Si tratta di una misura che, su scala regionale, potrebbe interessare fino a 850mila lavoratori, pari a circa il 23% degli occupati del settore privato lombardo, e che per il sindacato rappresenta un passaggio centrale nel riconoscimento del ruolo della contrattazione nazionale come strumento principale di tutela del potere d’acquisto.
Come funziona la detassazione
La norma prevede che nel solo anno 2026 gli aumenti salariali ottenuti grazie ai rinnovi dei contratti nazionali vengano tassati con un’aliquota agevolata del 5%, in luogo delle ordinarie aliquote Irpef. L’agevolazione riguarda esclusivamente gli aumenti retributivi veri e propri, restando esclusi premi di risultato, straordinari e indennità accessorie.
Il beneficio è riservato ai lavoratori dipendenti del settore privato con un reddito non superiore a 33mila euro nel 2025 e si applica solo ai contratti sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026, con riferimento alle somme erogate nel corso del 2026.
Secondo Salvatore Monteduro, segretario confederale della Uil Lombardia, «la scelta riconosce finalmente il valore dei contratti nazionali come leva principale per aumentare i salari netti», sottolineando come il lavoro venga valorizzato attraverso la contrattazione strutturata e non tramite interventi occasionali. Un meccanismo che, aggiunge, ha un effetto progressivo: ogni rinnovo contrattuale amplia l’impatto della misura.
I settori più coinvolti
I comparti che potrebbero beneficiare maggiormente della detassazione sono quelli a più alta densità occupazionale. Tra questi figurano terziario, commercio, turismo e servizi, ma anche metalmeccanico, logistica e trasporti, edilizia, multiservizi, chimica, gomma-plastica, alimentare e vigilanza privata.
Si tratta di settori che, negli ultimi anni, hanno sofferto incrementi salariali spesso inferiori all’inflazione, ma nei quali i rinnovi contrattuali hanno riattivato una dinamica di recupero del potere d’acquisto. A Brescia, territorio caratterizzato da una forte presenza manifatturiera e di servizi, la platea potenzialmente coinvolta rappresenta una quota significativa del tessuto produttivo locale.
I benefici economici stimati
Secondo le stime sindacali, la detassazione potrebbe tradursi in un vantaggio medio annuo di circa 680 euro per i lavoratori con redditi fino a 28mila euro, che salirebbe a circa 750 euro per chi si colloca nella fascia compresa tra 28mila e 33mila euro.
Va precisato che i numeri attuali tengono conto solo dei rinnovi già siglati nel biennio 2024–2025. I contratti che verranno rinnovati nel corso del 2026, pur rientrando nella norma, non sono ancora inclusi nelle stime, lasciando quindi spazio a un possibile ampliamento della platea nei prossimi mesi.
Le richieste della UIL
Pur valutando positivamente la misura, la UIL chiede un ulteriore passo avanti, proponendo di innalzare la soglia di reddito almeno a 40mila euro per rafforzare l’impatto sui salari reali. Secondo Monteduro, la detassazione deve procedere insieme alla lotta contro i contratti collettivi pirata e al rilancio della contrattazione di secondo livello, per garantire tutele e aumenti stabili.
Accanto a questa novità, la Legge di Bilancio 2026 introduce anche altri interventi su welfare e benefit, come l’aumento delle soglie di esenzione per i buoni pasto elettronici fino a 10 euro al giorno, il rafforzamento dei fringe benefit, l’estensione dei congedi parentali e la riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33%.
Un impatto concreto sulle famiglie bresciane
Nel complesso, il pacchetto di misure potrebbe incidere in modo tangibile sulla vita quotidiana di decine di migliaia di famiglie bresciane. Per i sindacati, tuttavia, non rappresenta un punto di arrivo. «Il messaggio è chiaro: contrattazione significa salario e tutele. Ora serve continuità», conclude Monteduro.
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