Si è acceso un intenso dibattito attorno alla consegna del cappello alpino a un gruppo di volontari impegnati nel supporto alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. La cerimonia, tenutasi a Verona il 18 aprile, ha visto circa 180 volontari della difesa ricevere il tradizionale copricapo, simbolo storico delle Truppe alpine. Un gesto che, però, ha rapidamente generato polemiche, soprattutto sui social, dove numerosi appartenenti e simpatizzanti del mondo alpino hanno espresso forte dissenso.
Al centro della discussione c’è il valore identitario del cappello alpino, da sempre considerato un emblema di appartenenza, sacrificio e tradizione militare. Non si tratta, infatti, di un semplice elemento dell’uniforme, ma di un simbolo profondamente radicato nella storia delle “penne nere”. Proprio per questo, la sua consegna a persone che non hanno svolto servizio nelle Truppe alpine è stata percepita da alcuni come una svalutazione del significato originario.
La polemica è esplosa subito dopo la cerimonia, con critiche che si sono diffuse rapidamente online. Alcuni interventi hanno parlato apertamente di “svendita” del simbolo, mentre altri hanno messo in discussione la legittimità dell’iniziativa. Non sono mancati toni particolarmente duri, fino ad arrivare a ipotesi di boicottaggio della prossima Adunata nazionale degli alpini, prevista a Genova dall’8 al 10 maggio.
A fronte delle reazioni, è intervenuta l’Associazione nazionale alpini (Ana) attraverso una nota del presidente Sebastiano Favero, che ha voluto chiarire diversi aspetti legati alla vicenda. In primo luogo, è stato ricordato che il cappello alpino viene assegnato ai militari al momento dell’ingresso in un reparto alpino, come parte dell’equipaggiamento ufficiale, secondo le disposizioni dello Stato maggiore della difesa.
Favero ha inoltre sottolineato che esistono già precedenti analoghi, come nel caso del progetto “Vivi le forze armate. Militare per 3 settimane”, noto come Mini-Naia, in cui i partecipanti ricevono il cappello nell’ambito di un percorso formativo. Tuttavia, ha precisato un punto centrale: il possesso del cappello non implica automaticamente l’appartenenza all’Associazione nazionale alpini. Per diventare soci effettivi, infatti, è necessario aver prestato almeno 60 giorni di servizio nelle Truppe alpine.
Nel caso specifico di Verona, la consegna è avvenuta all’interno di un programma formativo del Centro addestramento alpino, con attestazione ufficiale rilasciata dal comando. L’iniziativa rientra in un progetto più ampio legato all’impiego di volontari della difesa, anche in vista della futura costituzione di una riserva logistica delle forze armate.
Il presidente dell’Ana ha infine ribadito che la consegna del cappello alpino non è di competenza dell’associazione, né può essere interpretata come un riconoscimento automatico dello status di alpino. Una precisazione che vale anche per coloro che, pur avendo partecipato ad attività di supporto in emergenze come terremoti o alluvioni, non soddisfano i requisiti previsti per l’iscrizione.
La nota si conclude con l’espressione di rammarico per le polemiche emerse, definite in alcuni casi “ingiustificate e strumentali”, e con un messaggio rivolto agli aggregati e agli amici dell’associazione, per evitare fraintendimenti sul loro ruolo e sul valore del loro contributo.
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