Si accende il confronto istituzionale tra Italia e Svizzera in merito alle spese sanitarie legate alla tragedia avvenuta a Capodanno a Crans-Montana, dove un incendio ha provocato la morte di 41 persone, tra cui sei giovani italiani. La Regione Lombardia ha espresso una netta opposizione alla richiesta avanzata dalle autorità svizzere, definendola in termini duri e respingendo qualsiasi ipotesi di contributo economico da parte italiana.
Il presidente Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso hanno definito “abominevole” la pretesa di attribuire all’Italia i costi delle cure sanitarie sostenute in seguito al disastro. Secondo i rappresentanti regionali, la responsabilità non può ricadere su istituzioni italiane, né a livello governativo né locale. La posizione è stata ribadita anche nel corso di incontri ufficiali, tra cui quello tenutosi a Sion.
Nel dettaglio, le autorità svizzere avrebbero indicato la propria cassa malati come soggetto creditore delle spese. Tuttavia, la Regione Lombardia invita a indirizzare eventuali richieste direttamente verso i responsabili dell’accaduto, sottolineando come il principio di responsabilità debba prevalere su ogni altra considerazione.
Bertolaso ha inoltre evidenziato come la questione non possa essere ridotta a un semplice tema di reciprocità tra Stati. Ha ricordato, infatti, che il sistema sanitario italiano garantisce cure salvavita senza distinzione, citando anche il caso di due cittadini svizzeri assistiti presso l’ospedale Niguarda di Milano. In questo contesto, la richiesta avanzata dalla Svizzera viene interpretata come eticamente inaccettabile.
Particolare rilievo assume anche la valutazione delle responsabilità legate all’incidente. Secondo l’assessore, la tragedia rappresenta un evento che non avrebbe dovuto verificarsi, motivo per cui la Svizzera dovrebbe concentrarsi sull’individuazione dei responsabili e sulle relative azioni legali, piuttosto che richiedere rimborsi ad altri Paesi.
Nel frattempo, emergono aggiornamenti sulle condizioni dei feriti italiani ancora ricoverati. Presso l’ospedale Niguarda di Milano restano cinque giovani, le cui condizioni risultano in progressivo miglioramento. Uno dei pazienti ha già iniziato il percorso di riabilitazione respiratoria, mentre gli altri sono assistiti nel centro grandi ustioni della struttura sanitaria.
Nonostante i segnali positivi, la situazione clinica resta delicata per alcuni di loro. Due pazienti presentano ancora condizioni serie e necessiteranno di un lungo periodo di degenza, mentre per altri si prospetta una possibile dimissione nelle prossime settimane, compatibilmente con l’evoluzione del quadro medico.
La vicenda continua dunque a svilupparsi su un doppio binario: da un lato quello sanitario, con il recupero dei feriti, dall’altro quello politico e istituzionale, con un confronto ancora aperto tra Italia e Svizzera. Al centro resta una tragedia che ha profondamente segnato entrambe le comunità, ma che ora solleva interrogativi anche sul piano delle responsabilità e della gestione dei costi.
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.