Garlasco, dai documenti sequestrati a Brescia la svolta sull’inchiesta

Appunti e annotazioni al centro della nuova indagine su Andrea Sempio e sul caso Chiara Poggi

La nuova inchiesta sul delitto di Garlasco prende impulso da Brescia, dove le perquisizioni disposte dalla Procura hanno portato al sequestro di documenti e appunti ritenuti oggi centrali per la riapertura investigativa sul caso dell’omicidio di Chiara Poggi.

Secondo quanto emerge dagli atti depositati dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano alla Procura di Pavia, il materiale acquisito nelle abitazioni riconducibili ad Andrea e Giuseppe Sempio conterrebbe riferimenti anticipati a elementi investigativi allora coperti da riservatezza. Gli investigatori ipotizzano che alcune informazioni riservate sull’inchiesta possano essere uscite in modo illecito dagli ambienti giudiziari.

Il fascicolo, composto da oltre 300 pagine, rappresenta oggi il cuore della nuova offensiva giudiziaria che potrebbe portare a una revisione della condanna definitiva di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio della giovane avvenuto nel 2007 a Garlasco.

L’indagine coordinata dalla Procura di Brescia vede indagati per corruzione in atti giudiziari l’ex pubblico ministero Mario Venditti e Giuseppe Sempio. Secondo la ricostruzione degli investigatori, gli allora legali di Sempio sarebbero entrati in possesso di documentazione riservata relativa all’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi prima che gli atti fossero ufficialmente divulgati.

Al centro dell’attenzione ci sarebbe in particolare la consulenza sul Dna rinvenuto sotto le unghie della vittima, elemento scientifico che negli ultimi anni è tornato al centro del dibattito processuale e delle richieste di revisione avanzate dalla difesa di Alberto Stasi.

La svolta investigativa sarebbe arrivata durante le perquisizioni effettuate il 14 maggio 2025 nell’abitazione dei genitori di Andrea Sempio, dove i carabinieri hanno sequestrato un quaderno-rubrica contenente appunti manoscritti attribuiti al padre.

Tra le pagine finite sotto esame figurano annotazioni considerate particolarmente delicate dagli inquirenti. In alcuni passaggi vengono citati il giudice per le indagini preliminari, possibili sviluppi processuali e riferimenti a un’eventuale istanza di revisione del processo.

Secondo gli investigatori, alcune frasi riportate negli appunti sembrerebbero anticipare informazioni che all’epoca non sarebbero dovute essere note all’esterno degli uffici giudiziari. Tra i riferimenti presenti compaiono anche passaggi relativi al Dna e al nome di Andrea Sempio collegato all’inchiesta.

Un secondo foglio datato “4-2-2016”, che gli investigatori ritengono riferibile al febbraio 2017, conterrebbe ulteriori annotazioni considerate significative. In particolare, viene riportato un passaggio relativo alla possibilità che il nome di Sempio comparisse in eventuali motivazioni di archiviazione legate all’indagine sul Dna.

Per i carabinieri, il contenuto degli appunti potrebbe dimostrare una conoscenza anticipata di elementi investigativi riservati, circostanza ritenuta incompatibile con il normale andamento dell’inchiesta dell’epoca.

L’attenzione degli inquirenti si concentra quindi non soltanto sugli aspetti scientifici e investigativi del delitto di Garlasco, ma anche sull’eventuale circolazione anomala di informazioni coperte da segreto.

Gli atti raccolti dalla Procura di Brescia sono stati trasmessi alla Procura generale di Milano, dove si sta valutando se il nuovo materiale possa rappresentare quella “novità” richiesta dalla legge per avviare formalmente la revisione del processo Stasi.

Nel caso in cui venisse avanzata la richiesta di revisione, sarà la Corte d’appello di Brescia a decidere sull’eventuale riapertura di uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni in Italia.

Redazione

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