La crisi di Bresciangrana non sembra ancora vicina a una soluzione definitiva. A una settimana dall’annuncio con cui il caseificio di Cignano di Offlaga aveva comunicato la volontà di tornare a ritirare il latte, le organizzazioni agricole riferiscono che nessuno degli allevatori precedentemente conferenti avrebbe ripreso le consegne.
La vicenda coinvolge una quarantina di aziende agricole della zona e uno stabilimento che occupa circa 40 lavoratori. Il nodo principale riguarda la possibilità di garantire una prospettiva industriale alla società, ma anche la necessità di tutelare gli allevatori che vantano crediti nei confronti del caseificio.
La crisi e lo stop alla produzione
La situazione era emersa alla fine di luglio, quando Bresciangrana aveva comunicato ai propri conferenti la sospensione delle attività legate alla produzione di Grana. Lo stop, inizialmente previsto fino al 31 agosto, era stato motivato con l’impossibilità temporanea di mantenere in equilibrio la gestione operativa.
La decisione aveva avuto conseguenze immediate sulla filiera del latte. Gli allevamenti coinvolti dovevano trovare rapidamente nuovi sbocchi per circa 1.200 quintali di latte al giorno, mentre Coldiretti e Confagricoltura si erano attivate per individuare soluzioni alternative.
Dopo le reazioni delle organizzazioni agricole e l’intervento della Regione Lombardia, l’azienda aveva successivamente annunciato l’intenzione di riprendere dal 10 agosto il ritiro del latte, proponendo un prezzo di 36 centesimi al litro.
La ripartenza, tuttavia, non avrebbe prodotto gli effetti attesi.
Gli allevatori non sono tornati a conferire
A confermare il mancato ritorno dei produttori è il presidente di Confagricoltura Brescia, Oscar Scalmana. Secondo quanto riferito dall’organizzazione, nessuno dei suoi associati avrebbe ricominciato a consegnare il latte a Bresciangrana.
Nel frattempo, gli allevatori sarebbero stati collocati presso altri operatori, con una soluzione alternativa garantita almeno fino a settembre. La priorità, in questa fase, è quindi quella di assicurare continuità alle aziende agricole e consentire loro di programmare la produzione senza esporsi a ulteriori rischi.
Confagricoltura evidenzia inoltre un altro aspetto della vicenda: alcuni conferenti avrebbero accumulato crediti significativi nei confronti del caseificio. Per questo l’organizzazione chiede che il confronto istituzionale non si concentri soltanto sul futuro di Bresciangrana, ma affronti anche il problema delle somme ancora dovute agli allevatori.
Una posizione analoga arriva da Coldiretti Brescia. Il direttore Andrea Repossini riferisce che neppure le aziende associate all’organizzazione avrebbero ripreso i conferimenti. L’associazione, dopo aver lavorato per individuare alternative per i produttori, ha inoltre chiesto un nuovo confronto con i vertici della società.
Tra gli argomenti da affrontare ci sono anche le indiscrezioni relative a una possibile acquisizione o a un subentro di altri operatori. Al momento, però, non vi sarebbero elementi definitivi sull’eventuale evoluzione societaria.
La Regione prepara un nuovo tavolo
La vicenda resta quindi sotto osservazione anche da parte della Regione Lombardia. L’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi ha confermato l’intenzione di convocare il Tavolo latte all’inizio di settembre, quando il quadro amministrativo e giudiziario dovrebbe essere più chiaro.
Secondo quanto riferito dall’assessore, anche a livello regionale non risulterebbe che i precedenti conferenti abbiano ripreso le consegne dal 10 agosto. Tra gli elementi che avrebbero contribuito a frenare il ritorno al caseificio ci sarebbe anche il prezzo proposto, considerato particolarmente basso dagli operatori agricoli in una fase caratterizzata dall’aumento dei costi energetici.
Il prossimo incontro dovrebbe servire a mettere a confronto le diverse possibilità per la filiera. Da una parte c’è la prospettiva di individuare una soluzione per il futuro dello stabilimento; dall’altra resta la necessità di garantire una destinazione al latte prodotto dagli allevamenti coinvolti.
Attesa per il Tribunale
Un passaggio importante sarà rappresentato anche dalla riapertura del Tribunale e dagli sviluppi del procedimento avviato dall’azienda. Il nuovo amministratore delegato di Bresciangrana, Serena Maurutto, aveva spiegato che la società si trovava da tempo in una situazione di difficoltà e aveva fatto ricorso allo strumento del procedimento unitario con riserva, con l’obiettivo di individuare una soluzione per il risanamento.
Il quadro resta dunque aperto. L’interesse manifestato da alcune realtà imprenditoriali per un possibile subentro potrebbe rappresentare uno degli elementi da valutare nelle prossime settimane, ma non esiste ancora una soluzione definita per il futuro dell’azienda.
Parallelamente, le organizzazioni agricole continuano a chiedere attenzione per il pregresso economico. Per gli allevatori, infatti, non si tratta soltanto di individuare nuovi acquirenti per il latte, ma anche di tutelare i crediti maturati nei confronti di Bresciangrana.
Le prossime settimane saranno quindi decisive per capire se sarà possibile costruire un percorso di rilancio del caseificio, individuare un eventuale nuovo soggetto industriale e, soprattutto, mettere in sicurezza gli allevatori coinvolti nella crisi.
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