Cinque persone provenienti dalla provincia di Brescia sono state denunciate dai Carabinieri forestali di Magenta nell’ambito di una serie di controlli contro il bracconaggio all’interno del Parco del Ticino, nel territorio della provincia di Milano.
Le verifiche hanno portato alla scoperta di due distinti appostamenti di caccia irregolari nelle campagne di Vermezzo con Zelo e Ozzero. Durante le operazioni, i militari hanno sequestrato otto fucili, dispositivi elettronici vietati utilizzati per attirare gli uccelli e numerosi volatili abbattuti.
L’intervento più rilevante ha riguardato un padre e un figlio, individuati mentre praticavano attività venatoria ai danni di specie particolarmente protette.
Gli accertamenti hanno inoltre permesso di verificare che uno dei due non aveva mai conseguito né la licenza di caccia né il porto d’armi, facendo emergere ulteriori irregolarità rispetto alle disposizioni che disciplinano l’attività venatoria e il possesso delle armi.
Padre e figlio sorpresi a caccia con 67 uccelli abbattuti
Il primo intervento è stato effettuato nelle campagne di Vermezzo con Zelo, dove i Carabinieri forestali hanno individuato un appostamento temporaneo utilizzato dai due cacciatori bresciani.
Durante il controllo, i militari hanno accertato l’abbattimento di numerosi esemplari appartenenti a diverse specie di uccelli.
Il bilancio del sequestro è stato di 67 volatili, suddivisi in:
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59 pispole;
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6 allodole;
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1 beccaccino;
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1 tordo bottaccio.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, padre e figlio avrebbero anche tentato di occultare gli uccelli all’interno della propria automobile.
Il controllo dell’appostamento ha portato al ritrovamento di tre fucili e due richiami acustici vietati, strumenti utilizzati per attirare i volatili e agevolarne l’abbattimento.
Le irregolarità riscontrate hanno determinato il sequestro del materiale e la denuncia di entrambi i soggetti.
Uno dei due cacciatori era senza porto d’armi e licenza
Tra gli elementi emersi durante l’operazione figura anche la posizione amministrativa dei due uomini.
Uno dei cacciatori, infatti, non aveva mai ottenuto il porto d’armi e non risultava titolare di una licenza per l’esercizio dell’attività venatoria.
Una circostanza che ha comportato la contestazione di violazioni relative sia alla normativa sulla caccia sia alle disposizioni sul possesso e sull’utilizzo delle armi.
L’unica licenza di caccia valida tra quelle riconducibili ai due soggetti è stata ritirata.
L’intervento dei Carabinieri forestali ha così permesso di interrompere l’attività nell’appostamento e di recuperare le armi, i dispositivi vietati e gli animali abbattuti.
La presenza di specie particolarmente protette tra i volatili sequestrati rappresenta uno degli aspetti centrali degli accertamenti condotti dai militari.
Secondo blitz a Ozzero, altri tre bresciani denunciati
L’attività di controllo non si è conclusa con l’individuazione del primo appostamento.
I Carabinieri forestali hanno infatti proseguito le verifiche nel territorio di Ozzero, sempre nell’area del Parco del Ticino, dove è stata scoperta una seconda postazione di caccia irregolare.
In questo caso sono stati individuati altri tre cacciatori provenienti dalla provincia di Brescia.
Anche durante il secondo intervento i militari hanno riscontrato l’utilizzo di un richiamo acustico non consentito dalla normativa venatoria.
Ulteriori accertamenti hanno riguardato le caratteristiche delle armi utilizzate.
Uno dei fucili presenti nell’appostamento era dotato di un caricatore con una capacità superiore al limite consentito per l’attività di caccia.
Le verifiche si sono concluse con la denuncia dei tre uomini e il sequestro di cinque fucili, oltre ai volatili abbattuti.
Il numero degli uccelli recuperati nel secondo appostamento non è stato specificato.
Otto fucili sequestrati e cinque denunce: il bilancio dei controlli
Le due operazioni hanno portato complessivamente alla denuncia di cinque persone e al sequestro di numerose attrezzature utilizzate per l’attività venatoria.
Otto sono i fucili complessivamente sequestrati, tre nel primo appostamento e cinque nel secondo.
A questi si aggiungono i richiami acustici vietati, i 67 uccelli recuperati a Vermezzo con Zelo e gli ulteriori volatili sequestrati a Ozzero.
Le irregolarità contestate riguardano diversi aspetti dell’attività di caccia, dall’abbattimento di specie protette all’utilizzo di dispositivi non autorizzati, fino alla mancanza dei titoli necessari e alla presenza di un’arma con caricatore non conforme.
I cinque soggetti sono stati denunciati alle autorità competenti. La denuncia non costituisce un accertamento definitivo di responsabilità penale, che dovrà essere eventualmente stabilita nelle sedi giudiziarie.
Richiami acustici vietati, come funzionano gli strumenti utilizzati nel bracconaggio
Tra le attrezzature individuate dai Carabinieri forestali figurano dispositivi acustici il cui impiego è vietato nell’attività venatoria.
Questi strumenti vengono utilizzati per riprodurre richiami capaci di attirare gli uccelli verso una determinata area, aumentando le possibilità di abbattimento.
L’utilizzo di richiami elettronici non consentiti costituisce una violazione delle disposizioni sulla caccia, che prevedono limiti precisi ai mezzi e alle modalità impiegabili.
Le restrizioni hanno lo scopo di regolamentare il prelievo venatorio e di impedire pratiche che possano compromettere la tutela delle popolazioni selvatiche.
Anche la capacità dei caricatori delle armi è sottoposta a specifiche limitazioni, finalizzate a disciplinare le modalità con cui viene esercitata la caccia.
Nel caso dell’appostamento individuato a Ozzero, proprio la presenza di un caricatore non conforme ha rappresentato una delle irregolarità accertate.
Parco del Ticino, controlli per contrastare la caccia illegale
Il Parco del Ticino rappresenta un territorio di particolare interesse naturalistico, caratterizzato dalla presenza di ambienti fluviali, aree agricole, boschi e habitat frequentati da numerose specie di uccelli.
La tutela della fauna costituisce uno degli obiettivi delle attività di vigilanza svolte dai Carabinieri forestali, impegnati nel contrasto delle pratiche venatorie irregolari.
I controlli permettono di individuare l’utilizzo di mezzi vietati, verificare il rispetto delle autorizzazioni e contrastare l’abbattimento illegale di animali protetti.
Le verifiche condotte tra Vermezzo con Zelo e Ozzero hanno evidenziato differenti tipologie di violazioni, emerse nel corso di due interventi distinti ma riconducibili alla medesima attività di contrasto al bracconaggio.
L’operazione conferma l’attenzione delle autorità verso le aree nelle quali la presenza di fauna selvatica può attirare attività di caccia non conformi alle disposizioni vigenti.
Bracconaggio nel Milanese, recuperati decine di volatili
Il bilancio finale dell’attività dei Carabinieri forestali di Magenta comprende dunque cinque bresciani denunciati, otto armi sequestrate e numerosi uccelli abbattuti recuperati.
Nel primo appostamento sono stati trovati 67 esemplari, mentre nel secondo sono stati sequestrati altri volatili, senza che ne sia stato comunicato il numero esatto.
Le verifiche hanno inoltre consentito di individuare l’utilizzo di richiami acustici vietati, una licenza di caccia mancante e un’arma con caratteristiche non conformi alle regole venatorie.
L’intervento si inserisce nelle attività di controllo finalizzate alla protezione della fauna selvatica e al rispetto delle norme che regolamentano la caccia.
Le due operazioni nel Parco del Ticino hanno così portato alla scoperta di cinque cacciatori bresciani coinvolti, secondo gli accertamenti dei militari, in attività venatorie irregolari, con il conseguente sequestro delle attrezzature e degli animali abbattuti.
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