In una significativa operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Venezia, è stata portata alla luce una vasta frode che coinvolge fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), con un valore di frode stimato in 600 milioni di euro. L’operazione di ieri, giovedì 4 aprile, segna un punto di svolta nell’inchiesta guidata dalla procura europea (Eppo), che ha visto l’emissione di misure cautelari per 22 individui, in gran parte italiani. Tra le accuse mosse contro i detenuti figurano reati finanziari di varia natura, quali frode fiscale, riciclaggio di denaro e bancarotta.
Dal mese di ottobre del 2022, le indagini hanno messo in luce una complessa rete di frodi, culminata nell’arresto di numerosi individui. Al centro dell’indagine vi è l’abuso dei fondi Pnrr, destinati a sostenere la ripresa e la resilienza post-pandemica dell’Unione Europea, tramite pratiche fraudolente di estrema gravità.
Particolare attenzione è stata rivolta a due soggetti di Brescia coinvolti nell’operazione. Franco Enrico Borghi, settantenne bresciano, è emerso come figura centrale nell’organizzazione criminale, responsabile della fornitura di società “vuote” con sedi distribuite in tutta Italia. Queste società sono state utilizzate per accedere a finanziamenti pubblici e perpetrare frodi ai danni dell’Unione Europea. Borghi è ora accusato di associazione a delinquere e si trova in carcere. Un altro individuo, un quarantacinquenne di Toscolano Maderno, è stato identificato come prestanome dell’operazione e attualmente si trova agli arresti domiciliari.
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