Sanità bresciana sotto pressione: mancano medici e infermieri

All’assemblea dell’Ordine dei medici l’allarme di Bettoncelli: «Sistema da salvare, serve un ripensamento del welfare»

Il sistema sanitario pubblico italiano è al limite, e la situazione a Brescia e in Lombardia rispecchia un quadro nazionale sempre più critico. L’allarme arriva dai medici riuniti nell’assemblea annuale dell’Ordine provinciale, dove è stato ribadito che il servizio sanitario necessita di una profonda revisione, sia a livello organizzativo che di risorse umane.

Nel 2023, oltre 4,5 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi, e le famiglie hanno speso autonomamente 45 miliardi di euro in prestazioni sanitarie. Il sistema soffre anche nel 2025, aggravato da disuguaglianze crescenti e carenze strutturali. Solo in provincia di Brescia mancano 120 medici di famiglia, e il 74% dei professionisti ha in carico più di 1.500 pazienti, contro una media nazionale del 51%.

Il presidente dell’Ordine dei medici di Brescia, Germano Bettoncelli, ha lanciato un appello per salvare «un sistema che si basa su universalità, equità e umanità», criticando un modello che tende a trasformare il paziente in un cliente e a delegare sempre più ruoli al privato. La sanità, ha ribadito, deve restare pubblica, accessibile e adeguatamente finanziata, per rispondere ai bisogni crescenti della popolazione.

I dati sull’organico aggravano le preoccupazioni: in Italia il rapporto di medici ogni mille abitanti è pari alla media europea (4,1), ma scende drasticamente per gli over 75 (34 contro la media UE di 37,8). Tra il 2020 e il 2022, 180mila medici e 48mila infermieri hanno lasciato il Paese, a testimonianza di un sistema che fatica a trattenere i suoi professionisti.

La situazione degli infermieri è ancora più preoccupante: in Lombardia si contano solo 4,65 infermieri ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 5,13, con l’Italia in coda tra i Paesi europei. Queste carenze strutturali rendono sempre più difficile rispondere alle esigenze sanitarie, in un contesto dove crescono le patologie croniche, l’invecchiamento della popolazione e i disagi psicologici.

Durante l’assemblea, Bettoncelli ha sottolineato la necessità di un ripensamento del welfare, ancora incapace di adattarsi ai mutamenti demografici e sociali. Gli obiettivi da perseguire includono maggiore prevenzione, riorganizzazione dei servizi territoriali, integrazione tra professioni sanitarie e una relazione più solida tra medico e paziente. Gli ospedali del futuro, ha aggiunto, dovranno essere «più flessibili, meno centrati sulle specialità e strutturati in unità operative».

Nel corso dell’assemblea sono stati presentati anche i dati sugli iscritti: oltre 8mila i medici e odontoiatri della provincia, con una crescente componente femminile (55%) tra i nuovi iscritti. Degna di nota anche la presenza di 30 laureati stranieri su 221 neo-iscritti e 32 nuovi odontoiatri.

Gianmario Fusardi, presidente dell’albo degli odontoiatri, ha invece evidenziato alcune criticità ancora aperte nel settore, tra cui la programmazione del fabbisogno, il ruolo delle università private e la discussione su nuove figure professionali come gli odontotecnici, che chiedono il riconoscimento come sanitari.

Redazione

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