Il contrasto tra l’aumento dei redditi e l’inflazione che divora il potere d’acquisto delle famiglie è un tema centrale nelle conversazioni quotidiane. A Brescia, come in molte altre zone d’Italia, questo divario è evidente, con le bollette e i prezzi al supermercato che continuano a salire, mentre gli stipendi faticano a tenere il passo. Un dato che non è solo una percezione, ma una realtà confermata dai numeri.
Dal 2018 al 2023, i redditi medi dei bresciani sono aumentati del 12,6%, passando da 20.535 euro a 23.125 euro. Tuttavia, l’inflazione ha avuto una corsa ancora più veloce: dal 2018 al 2024, l’aumento dei prezzi è stato del 17,5%. Questo significa che, pur con una crescita apparente dei redditi, il potere d’acquisto effettivo è diminuito. Per esempio, i 20.535 euro guadagnati nel 2018 oggi valgono solo 17.476 euro, con una perdita di circa 3.058 euro, quasi il 15% in meno.
I dati ufficiali, raccolti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, mostrano un quadro preoccupante. Tra il 2018 e il 2023, il numero di contribuenti è aumentato, passando da 888.000 a 927.000, e i redditi medi hanno visto un incremento, con alcune eccezioni dovute agli impatti della pandemia. Tuttavia, mentre i redditi crescevano, l’aumento dei costi della vita ha seguito un percorso ben più ripido. Se nel 2019 l’inflazione era contenuta a +0,6%, dal 2021 in poi i prezzi sono aumentati a un ritmo molto più veloce, con picchi significativi nel 2022 (+8,1%) e nel 2023 (+5,7%).
Un altro aspetto cruciale riguarda la composizione dei redditi dichiarati. Se, da un lato, la crescita dei redditi medi lordi potrebbe sembrare positiva, dall’altro bisogna considerare che una buona parte dei contribuenti sono pensionati, che, annualmente, vedono adeguato il proprio assegno in base all’inflazione. Questo comporta una crescita meno marcata dei redditi “lavorativi”, che vanno sottratti da quelli totali. Inoltre, i dati mostrano che le fasce di reddito più basse hanno visto un rallentamento o addirittura una riduzione del reddito medio, mentre quelle più alte hanno beneficiato di incrementi superiori alla media.
A differenza di quanto accade per le fasce di reddito più basse, i contribuenti con redditi elevati hanno visto un incremento significativo, con una crescita del reddito medio pari al 4,5% dal 2018 al 2023. Per questi contribuenti, il reddito medio è salito da 220.000 euro a 230.000 euro. Questa tendenza ha contribuito ad ampliare ulteriormente il divario tra i più ricchi e i più poveri, con un impatto particolarmente duro per le classi meno abbienti. In effetti, la crescita dei redditi in alcune fasce centrali è stata praticamente irrisoria, con incrementi dello 0,1% o dell’1,45%, insufficienti a contrastare l’inflazione.
Le fasce di reddito più basse sono le più colpite. La fascia che guadagna tra 0 e 10.000 euro, ad esempio, ha visto non solo una riduzione del numero dei dichiaranti, ma anche una diminuzione del reddito medio, sceso da 4.919 euro a 4.679 euro, con una flessione del 4,86%. Le cinque fasce di reddito successive hanno mostrato crescite modeste, insufficienti per coprire l’aumento del costo della vita, lasciando molti lavoratori in difficoltà.
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