Maxi-depuratore gardesano, protesta a Montichiari: assemblea affollata contro il progetto a Esenta

Cittadini, ambientalisti e associazioni uniti contro lo scarico nel fiume Chiese: raccolte nuove firme alla petizione popolare

È stata molto partecipata l’assemblea pubblica che si è tenuta ieri sera presso il centro sportivo di Borgosotto (nella foto, Ndr), organizzata da gruppi ambientalisti locali e dalla Federazione delle Associazioni che amano il Fiume Chiese e il suo Lago d’Idro. Il tema centrale: la ferma opposizione al progetto del maxi-depuratore gardesano, previsto nella frazione Esenta di Lonato del Garda, con scarico finale nel fiume Chiese.

Un fronte sempre più ampio si mobilita contro l’impianto, contestato da anni per l’impatto ambientale che comporterebbe sul delicato ecosistema fluviale e lacustre. L’incontro, che ha visto la presenza di numerosi cittadini, si è svolto in un clima di forte partecipazione e determinazione, tra interventi informativi, momenti musicali e convivialità. La serata è stata anche l’occasione per raccogliere nuove firme alla petizione popolare già lanciata dagli ambientalisti, che punta a fermare la realizzazione dell’impianto con scarico nel Chiese, ritenuto inaccettabile da molti residenti e associazioni.

La Federazione, realtà interprovinciale che riunisce decine di comitati, enti civici e associazioni del territorio bresciano e trentino, da anni si oppone al progetto, giudicandolo dannoso per il fiume e in contrasto con i principi di tutela ambientale. Durante l’assemblea, sono stati illustrati gli effetti potenzialmente negativi dell’opera, come l’aggravamento dell’inquinamento idrico, il depauperamento della biodiversità e le ricadute sul turismo naturalistico del territorio.

I promotori della serata hanno ribadito la volontà di continuare la mobilitazione con nuove iniziative pubbliche, raccolte firme, esposti e richieste formali alle istituzioni competenti. Il progetto del maxi-depuratore prevede la realizzazione di un grande impianto per il trattamento delle acque reflue dei comuni del basso Garda, ma la scelta del Chiese come recapito finale delle acque depurate continua a suscitare forti critiche da parte di chi ritiene che il fiume non sia in grado di sostenere ulteriori pressioni ambientali.

Il messaggio emerso dall’assemblea è chiaro: «Il Garda ha bisogno di una depurazione moderna, ma non a scapito del Chiese. Serve una soluzione equa, sostenibile e condivisa». Le comunità locali e gli attivisti chiedono una revisione del progetto e un confronto più trasparente con il territorio, al fine di individuare alternative tecniche e logistiche meno impattanti.

Il dibattito sul maxi-depuratore resta quindi acceso, e gli organizzatori annunciano nuove assemblee pubbliche nei prossimi mesi, per mantenere alta l’attenzione e coinvolgere un numero sempre maggiore di cittadini. La partita, anche sul piano politico e istituzionale, è tutt’altro che chiusa.

Redazione

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