La presenza stabile di grandi carnivori in Lombardia è ormai un dato di fatto. Secondo il Rapporto Grandi Carnivori 2024 diffuso dalla Regione, il lupo e l’orso bruno sono sempre più presenti non solo in aree montane, ma anche in zone collinari, agricole e persino urbane, suscitando crescente preoccupazione tra allevatori e residenti.
Nel 2024 sono stati rilevati 2.019 segni di presenza del lupo, oltre il doppio rispetto al 2023, con 28 unità riproduttive accertate, segno di una espansione rapida e consolidata della specie. Anche il monitoraggio dell’orso bruno mostra una tendenza in crescita: 78 segni di presenza contro i 44 del 2022, pari a un incremento del 77%. Le analisi genetiche hanno identificato 8 orsi maschi, anche se non sono state riscontrate femmine con cuccioli sul territorio lombardo. La stima complessiva è di 8-13 esemplari che nel corso dell’anno hanno frequentato la regione.
Brescia risulta tra le province più interessate, con oltre 50 segnalazioni di orsi e numerose evidenze della presenza del lupo, specie in Val Camonica, Val Trompia e Val Sabbia. A farne le spese sono in particolare le attività agricole e zootecniche, che subiscono non solo danni diretti da predazione, ma anche conseguenze indirette, come il cambiamento delle abitudini di pascolo e la perdita di produttività.
Nel corso dell’anno sono stati richiesti 123 indennizzi per un totale di 77.780 euro, di cui 69.120 euro per danni causati dai lupi (110 casi) e 8.660 euro per danni da orso (13 casi). Le province di Brescia, Bergamo, Como e Sondrio sono quelle più colpite. Ulteriori 18 pratiche sono attualmente in fase di verifica.
A fronte di questi numeri, Carlo Bravo, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Agricoltura, ha lanciato un appello per un salto di qualità nella gestione del fenomeno, sottolineando che gli indennizzi da soli non sono sufficienti: «Serve un piano organico che vada oltre la semplice prevenzione e che coinvolga direttamente le comunità locali».
Bravo ha anche evidenziato l’assenza di bracconaggio, come confermato dal colonnello Alberto Ricci, che ha riferito di 12 lupi morti in Lombardia nel 2024, quasi tutti per investimento stradale, con un solo caso riconducibile a bracconaggio.
Il punto cruciale, secondo Bravo, è la sostenibilità della presenza dei grandi predatori nei territori ad alta vocazione agricola: «È necessario chiedersi quanti lupi può sopportare un’area rurale, coinvolgendo chi vive e lavora quotidianamente in quei luoghi. Solo così si potrà costruire un equilibrio tra tutela della fauna e sostenibilità economica e sociale».
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