Caso Garlasco, l’ex procuratore di Pavia indagato per corruzione

Mario Venditti nel mirino della Procura di Brescia: perquisizioni in tre regioni, sospetti di denaro per archiviare il nome di Andrea Sempio

L’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, è stato iscritto nel registro degli indagati per corruzione in atti giudiziari nell’ambito del nuovo filone d’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Secondo la Procura di Brescia, che ha competenza sui reati ipoteticamente commessi da magistrati lombardi, Venditti avrebbe ricevuto o gli sarebbe stata proposta una somma di denaro per scagionare Andrea Sempio, amico della vittima finito al centro delle indagini riaperte alcuni anni fa.

Le perquisizioni, scattate all’alba di giovedì 26 settembre, hanno coinvolto abitazioni private e appartenenti a famigliari e conoscenti di Sempio. I Carabinieri e la Guardia di Finanza hanno eseguito i decreti di perquisizione a Pavia, Garlasco, Genova e Campione d’Italia, agendo su disposizione dei magistrati bresciani Claudia Moregola e Francesco Prete.

Sono nove le persone sottoposte a perquisizione, tra cui due ex appartenenti alle forze dell’ordine ora in congedo, che lavoravano nella sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Pavia durante le fasi delicate del caso. I controlli hanno interessato anche le case dei genitori e degli zii di Andrea Sempio, il cui nome è tornato al centro dell’attenzione investigativa dopo essere stato archiviato due volte — nel 2017 e nel 2020 — proprio su richiesta di Mario Venditti.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbero sospetti gravi circa la gestione di quelle archiviazioni. Secondo l’ipotesi della Procura di Brescia, all’ex procuratore sarebbe stata offerta, o comunque fatta intendere, una forma di compenso economico in cambio della sua decisione di non procedere contro Sempio, che era stato coinvolto nell’indagine parallela al processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Chiara Poggi fu trovata senza vita nella sua abitazione a Garlasco nell’agosto 2007. Dopo anni di inchieste e processi, Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione nel 2015, ma nel corso del tempo sono emersi nuovi elementi, tra cui le analisi di un capello trovato nella mano della vittima, che avevano condotto all’individuazione di Andrea Sempio come possibile soggetto d’interesse.

Tuttavia, quelle piste non hanno mai portato a un processo nei confronti di Sempio, il cui coinvolgimento è stato più volte escluso. Ora però, alla luce dell’inchiesta della Procura di Brescia, quei procedimenti archiviati tornano sotto i riflettori, con l’ipotesi che siano stati influenzati da pressioni esterne o da un tentativo di corruzione nei confronti di Venditti.

L’indagine è in una fase iniziale ma il materiale raccolto potrebbe aprire nuovi scenari sul caso Garlasco, a distanza di quasi vent’anni dall’omicidio che sconvolse l’opinione pubblica italiana. L’eventuale coinvolgimento di figure istituzionali nel depistaggio delle indagini costituirebbe un elemento di straordinaria gravità.

La Procura di Brescia, attraverso le attività di perquisizione e acquisizione documentale, mira a ricostruire la catena di eventi e relazioni che hanno portato alla doppia archiviazione di Sempio, nonostante elementi investigativi non del tutto chiariti. Resta da verificare se esistano prove dirette di una corruzione o se si tratti, per ora, solo di una sospetta convergenza di interessi.

Redazione

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