Si è concluso con quattro sentenze di condanna il primo filone del processo che ha coinvolto un gruppo di giovani accusati di diversi episodi criminosi avvenuti a Brescia tra l’estate del 2024 e i primi mesi del 2025. Le contestazioni comprendevano rapine, estorsioni, furti e un grave episodio di aggressione con l’accusa iniziale di tentato omicidio.
Il giudice dell’udienza preliminare Gaia Sorrentino ha accolto in parte la ricostruzione della Procura, riducendo però alcune delle richieste avanzate dall’accusa. Al termine del procedimento Mohamed Essousi è stato condannato a sei anni e un mese di reclusione, Karim Elzobary a sei anni e quattro mesi, Marcello Simeoni a due anni e quattro mesi, mentre Sedki Heraib ha ricevuto una condanna a otto mesi e quindici giorni.
Tra i punti più delicati del processo c’era l’aggressione ai danni di un giovane di 21 anni di origine tunisina, attirato con il pretesto della restituzione di un telefono sottratto in precedenza. Secondo l’accusa, la vittima sarebbe stata poi colpita con estrema violenza utilizzando bottiglie, un taser e un coltello.
Per questo episodio, però, il gup ha stabilito che non vi fossero prove sufficienti per attribuire a Essousi la partecipazione all’agguato. Il giovane è stato quindi escluso dal gruppo degli aggressori in relazione al tentato omicidio, pur restando condannato per altri reati, tra cui lesioni e rapina.
Secondo la sentenza, a rispondere dell’aggressione dovranno essere Karim Elzobary, 26 anni, e altri due presunti complici. Uno di loro sta affrontando il processo ordinario, mentre un altro è stato arrestato successivamente dopo la deposizione di un testimone che, durante l’udienza, aveva indicato Essousi come estraneo al gruppo che aveva preso parte al violento pestaggio.
Nel procedimento è rientrato anche Marcello Simeoni, accusato inizialmente per il coinvolgimento in una rissa avvenuta nel quartiere Carmine, durante la quale un partecipante aveva riportato la perdita di un occhio. La condanna nei suoi confronti riguarda però esclusivamente la rissa e non il reato più grave di lesioni gravissime contestato in precedenza.
Parallelamente è già iniziata la fase dibattimentale per altri tredici imputati coinvolti nella stessa vicenda giudiziaria. Per cinque di loro il percorso potrebbe concludersi con la messa alla prova, già concessa dall’autorità giudiziaria.
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