Il progetto del nuovo depuratore del Garda a Esenta di Lonato continua a suscitare attenzione anche nei territori mantovani vicini al bacino del fiume Chiese. I Comuni di Asola, Acquanegra sul Chiese, Casalmoro e Canneto sull’Oglio hanno chiesto maggiori garanzie e un coinvolgimento diretto nelle fasi decisionali, con l’obiettivo di valutare le possibili conseguenze dell’opera sull’ecosistema fluviale.
I Comuni mantovani chiedono garanzie sul depuratore del Garda a Lonato per proteggere il bacino del fiume Chiese e valutare l’impatto ambientale del progetto. L’impianto, considerato strategico per la gestione dei reflui del territorio gardesano, avrà un valore complessivo di circa 314,5 milioni di euro e sarà realizzato nella frazione di Esenta, a pochi chilometri dal confine con Castiglione delle Stiviere.
I rappresentanti dei Comuni coinvolti hanno partecipato alla presentazione del progetto avvenuta il 30 luglio, ma già in precedenza avevano richiesto e ottenuto dalla Prefettura di Brescia l’accesso alla documentazione tecnica. Ora i materiali sono al vaglio dei tecnici incaricati dagli enti mantovani, che stanno analizzando gli aspetti progettuali per formulare eventuali osservazioni da sottoporre agli organismi competenti.
Il sindaco di Asola, Moreno Romanelli, ha chiarito la posizione dei territori interessati: il depuratore viene considerato un’opera necessaria, ma secondo gli amministratori deve essere realizzato garantendo la massima tutela del fiume Chiese. La richiesta principale è quella di essere coinvolti nella Conferenza dei servizi e di poter contribuire al confronto istituzionale.
La preoccupazione principale riguarda gli effetti dello scarico sul fiume Chiese, soprattutto nei periodi di magra, quando la ridotta portata dell’acqua potrebbe diminuire la capacità naturale di diluizione. I Comuni chiedono quindi uno studio approfondito sulle condizioni del corso d’acqua e sulle eventuali ripercussioni sulla qualità ambientale.
Tra gli aspetti sotto osservazione ci sono anche le conseguenze sul settore agricolo, che utilizza le acque del Chiese per l’irrigazione, e la necessità di prevedere sistemi di sicurezza adeguati in caso di guasti tecnici o eventi meteorologici particolarmente intensi.
I quattro Comuni mantovani sono affiancati nei controlli da tecnici della Provincia di Mantova e da consulenti specializzati. Secondo gli amministratori, il confronto avviato negli ultimi mesi ha permesso ai territori coinvolti di avere maggiore spazio nelle discussioni rispetto alla fase iniziale del progetto.
L’opera sarà realizzata attraverso tre lotti con lavori previsti tra il 2028 e il 2034. Uno degli elementi centrali del progetto riguarda il riutilizzo delle acque depurate: durante la stagione irrigua una parte sarà destinata a una rete dedicata per servire circa 700 ettari di terreni agricoli, mentre la quota non utilizzata sarà restituita all’ambiente attraverso lo scarico nel fiume Chiese nell’area di Carpenedolo.
Anche il Comune di Castiglione delle Stiviere mantiene alta l’attenzione sul progetto, vista la vicinanza geografica dell’impianto. Il sindaco Enrico Volpi ha spiegato che il territorio non sarà attraversato dalle acque reflue e avrà quindi un coinvolgimento più limitato, ma continuerà comunque a monitorare l’evoluzione dell’opera.
Il controllo sulla qualità del fiume Chiese resta il punto centrale per gli enti locali, che chiedono rassicurazioni anche sugli eventuali impatti legati alle emissioni, agli odori e alla gestione dell’impianto una volta operativo.
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