Il ghiacciaio dell’Adamello continua a perdere superficie e massa sotto la pressione di condizioni climatiche sempre più sfavorevoli. L’aumento delle temperature e la riduzione degli accumuli nevosi stanno accelerando la fusione, confermando una tendenza osservata ormai da anni sulle Alpi italiane.
A delineare il quadro è Amerigo Lendvai, componente della Commissione scientifica del Comitato glaciologico lombardo, che ha illustrato l’evoluzione del ghiacciaio durante un incontro pubblico in alta Valcamonica. Secondo l’esperto, il 2026 sta mostrando caratteristiche paragonabili a quelle del 2022, finora considerato uno degli anni più difficili per i ghiacciai alpini.
I dati storici restituiscono già una trasformazione significativa. Nel 2007 la superficie complessiva del ghiacciaio dell’Adamello raggiungeva 15,7 chilometri quadrati, mentre nel 2022 era scesa a poco più di 13 chilometri quadrati. I primi rilevamenti effettuati quest’anno indicano inoltre condizioni particolarmente problematiche.
Un’estate segnata dal caldo
La situazione era già preoccupante alla fine di giugno. In quel momento, secondo le osservazioni presentate da Lendvai, il ghiacciaio aveva perso mediamente circa mezzo metro di spessore fino alla quota di 2.900 metri, mentre il limite della neve si trovava oltre i 3.300 metri.
Nelle settimane successive il quadro sarebbe ulteriormente peggiorato. Tre importanti ondate di calore hanno infatti portato lo zero termico frequentemente oltre i 4.000 metri, esponendo anche le aree più elevate a condizioni favorevoli alla fusione.
L’evoluzione del ghiacciaio è quindi risultata particolarmente rapida nell’arco di poche settimane. Le osservazioni effettuate in quota mostrano un peggioramento evidente rispetto all’inizio dell’estate, con una riduzione degli accumuli nevosi che lascia il ghiaccio maggiormente esposto all’azione delle temperature elevate.
Il fenomeno non riguarda soltanto l’Adamello. La sofferenza interessa i ghiacciai lungo l’intero arco alpino, con conseguenze che possono estendersi oltre la semplice riduzione delle superfici ghiacciate.
Un nuovo monitoraggio a fine estate
Per quantificare con maggiore precisione gli effetti della stagione estiva sarà necessario attendere una nuova campagna di rilevamenti. Lendvai ha annunciato una ricognizione alla fine dell’estate in alcuni dei punti dell’Adamello monitorati da anni.
Il confronto con i dati raccolti nel 2025 consentirà di determinare quanto ghiaccio sia effettivamente andato perduto nel corso dell’attuale stagione di fusione. Le prime indicazioni, tuttavia, fanno già ipotizzare un’accelerazione del processo.
Secondo i dati illustrati dal glaciologo, dal 2021 la perdita avrebbe raggiunto circa il 10% della massa dei ghiacciai dell’intero arco alpino. Un andamento che, ha spiegato Lendvai, starebbe peggiorando più rapidamente rispetto alle previsioni formulate soltanto pochi anni fa.
La progressiva riduzione del ghiaccio potrebbe avere ripercussioni anche sugli ambienti circostanti. Il ghiacciaio rappresenta infatti una componente dell’ecosistema alpino e contribuisce alla disponibilità idrica, soprattutto durante i periodi nei quali le precipitazioni nevose risultano insufficienti.
Il ruolo delle politiche climatiche
Di fronte a una trasformazione così rapida, il tema delle possibili strategie per rallentare la fusione dei ghiacciai assume un peso crescente. Tra gli esempi presenti sul territorio c’è quello del Presena, dove alcune porzioni vengono protette durante l’estate attraverso teli geotessili.
Secondo Lendvai, tuttavia, questa soluzione non può essere estesa su superfici molto più ampie. La protezione attraverso i teli può avere un’utilità circoscritta, ma non rappresenta una risposta applicabile alla scala necessaria per contrastare la perdita generalizzata di massa glaciale.
Per il glaciologo, le azioni più importanti devono intervenire sulle cause del cambiamento climatico. La riduzione delle emissioni e modifiche profonde nei sistemi di mobilità e nelle infrastrutture dipendono soprattutto dalle scelte politiche, mentre gli interventi locali sui singoli ghiacciai hanno possibilità limitate di incidere sul fenomeno complessivo.
Il futuro dell’Adamello resta quindi strettamente legato all’evoluzione del clima. Le prossime rilevazioni permetteranno di misurare con maggiore precisione il bilancio della stagione 2026, ma i dati disponibili descrivono già un ghiacciaio sottoposto a una pressione crescente.
La perdita di superficie registrata negli ultimi decenni e l’intensificazione delle stagioni di fusione indicano infatti un processo di trasformazione che prosegue a ritmo sempre più rapido, con effetti destinati a interessare non soltanto il paesaggio alpino, ma anche gli equilibri ambientali e la disponibilità della risorsa idrica.
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