Quasi 450mila persone nella provincia di Brescia vivono in territori potenzialmente esposti al rischio di frane o alluvioni. È uno dei dati che emerge dal quadro sul dissesto idrogeologico elaborato sulla base delle informazioni dell’Ispra, che evidenzia la vulnerabilità di una parte consistente del territorio bresciano.
La provincia si estende su circa 4.785 chilometri quadrati e presenta un’esposizione significativa sia sul fronte degli smottamenti sia su quello della pericolosità idraulica. L’11,4% della superficie provinciale è interessato dal rischio di frane, mentre quasi il 30% risulta esposto al pericolo di inondazioni.
Sono complessivamente 181 i Comuni bresciani inseriti nelle aree interessate da entrambe le tipologie di rischio. Una situazione che coinvolge territori molto diversi tra loro, dalla montagna fino alle zone della pianura.
Oltre 87mila persone esposte alle frane
Per quanto riguarda il dissesto legato ai movimenti franosi, sono 87.250 i residenti potenzialmente interessati. Di questi, 12.870 abitano in zone caratterizzate da una pericolosità elevata o molto elevata, mentre altri 74.380 rientrano nella fascia di rischio medio.
Il numero cresce ulteriormente se si considera anche la popolazione potenzialmente presente, comprendendo quindi persone non residenti e pendolari. Tra i Comuni italiani maggiormente interessati dalla presenza potenziale di persone in aree a rischio frane figura anche Limone, con 1.507 persone considerate esposte secondo i dati richiamati dall’Ispra.
Il problema riguarda inoltre il patrimonio economico e quello storico. Delle 118.635 imprese presenti nella provincia, 319 risultano collocate in aree a pericolosità molto elevata per frane, mentre altre 588 rientrano nella fascia elevata e 7.654 in quella media.
Anche gli edifici sono coinvolti: 7.051 fabbricati, pari al 2,1% dei 336.161 censiti nel Bresciano, si trovano in zone caratterizzate da pericolosità elevata o molto elevata.
Quasi 153mila famiglie nelle aree alluvionabili
Ancora più ampia è la platea interessata dalla pericolosità idraulica. Quasi 153mila famiglie bresciane vivono infatti in aree che presentano un livello di esposizione alle alluvioni compreso tra basso ed elevato.
Anche il sistema produttivo deve fare i conti con questo rischio. Sono 4.139 le aziende esposte a un pericolo elevato, mentre 6.550 si trovano nella fascia media e altre 23.257 in quella bassa.
La vulnerabilità riguarda inoltre i beni culturali. Sul territorio provinciale sono censiti 3.748 beni, dei quali 112 si trovano in aree a rischio elevato o molto elevato e altri 398 in zone caratterizzate da una pericolosità media.
La Valcamonica tra le zone più vulnerabili
Tra i territori bresciani maggiormente esposti figura la Valcamonica, dove 15 Comuni rientrano nella fascia più critica della graduatoria considerata.
Particolari problematiche legate a colate detritiche e fenomeni franosi interessano Paisco Loveno, Borno, Malonno e Sonico. Altri centri, tra cui Sellero, Cedegolo, Pisogne, Braone, Malegno, Darfo e Corteno Golgi, sono invece interessati con frequenza da fenomeni di esondazione.
Situazioni di fragilità sono presenti anche in altre aree della provincia. In Valsabbia spiccano Bagolino e Vestone, mentre in Valtrompia risultano particolarmente esposti Bovegno e Gardone Valtrompia. Criticità vengono segnalate inoltre nell’area del Sebino, compresa quella di Iseo e del monte Saresano.
Cambiamenti climatici e fenomeni estremi
Il quadro viene inserito dall’Ispra in un contesto climatico caratterizzato da una crescente frequenza di eventi meteorologici intensi e concentrati. Il periodo compreso tra il 2022 e il 2024 è stato contraddistinto da anomalie termiche rilevanti e da episodi idro-meteorologici particolarmente intensi.
L’aumento delle precipitazioni concentrate in brevi periodi può favorire frane superficiali, colate rapide di fango e detriti e alluvioni improvvise, comprese le cosiddette flash flood. Fenomeni di questo tipo possono interessare anche territori che in passato erano considerati meno vulnerabili.
Il problema non riguarda naturalmente soltanto il Bresciano. A livello nazionale, secondo i dati citati dall’Ispra, il 94,5% dei Comuni italiani, pari a 7.463 amministrazioni, risulta esposto ad almeno una delle principali forme di dissesto considerate: frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera.
Sono circa 1,28 milioni gli italiani che abitano in aree a pericolosità elevata o molto elevata per frane, mentre 6,8 milioni risiedono in zone caratterizzate da una pericolosità idraulica media.
L’Italia presenta inoltre un numero particolarmente elevato di fenomeni franosi censiti: l’Inventario dei Fenomeni Franosi ne registra oltre 636mila, dei quali circa 141.970 si trovano in Lombardia. Un quadro che conferma la dimensione strutturale del dissesto e la necessità di monitorare con particolare attenzione i territori più esposti agli effetti delle precipitazioni intense e degli eventi estremi.
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