Uccellatori d’agosto, nove denunce nel Bresciano per la cattura di balie nere

L’operazione “Balia nera” dei carabinieri forestali ha portato a nove persone denunciate in meno di una settimana. Sequestrate centinaia di trappole, reti e richiami, oltre a numerosi esemplari di uccelli protetti.

Nove persone denunciate e un ingente quantitativo di strumenti utilizzati per la cattura illegale di uccelli sequestrato. È il bilancio dell’operazione “Balia nera”, condotta nel Bresciano dai carabinieri forestali del reparto Soarda insieme ai militari delle stazioni territoriali.

L’attività di controllo si è concentrata sul fenomeno dell’uccellagione nel periodo di agosto, quando le balie nere, piccoli uccelli insettivori appartenenti alla specie Ficedula hypoleuca, attraversano il territorio durante la migrazione verso l’Africa. Proprio il passaggio di questi volatili viene sfruttato dai bracconieri per catturarli attraverso reti e trappole.

In meno di una settimana sono stati individuati nove presunti uccellatori, sei dei quali scoperti dal personale del Soarda, due dai carabinieri forestali della stazione di Marcheno e uno dai militari del gruppo di Brescia.

Trappole e reti nei capanni

Tra i casi contestati figura quello di un cacciatore di Lumezzane, che avrebbe utilizzato il proprio appostamento fisso per attirare e catturare le balie nere. Nell’area del capanno erano state predisposte condizioni particolarmente favorevoli al passaggio degli uccelli, con posatoi, alberi di sorbo, abbeveratoi e persino richiami acustici.

Il sistema, secondo quanto emerso dai controlli, permetteva di attirare i piccoli migratori all’interno dell’area e quindi sottoporli alle trappole predisposte.

In tre dei nove episodi accertati, i militari hanno individuato cacciatori che avrebbero sfruttato gli appostamenti fissi per catturare gli uccelli durante il periodo precedente all’apertura della stagione venatoria.

I controlli hanno interessato diversi territori della provincia. Gli interventi si sono concentrati, tra gli altri, a Lumezzane, sul monte Palosso, area condivisa da Valgobbia, Villa Carcina e Concesio, oltre che a Brione, Gardone, Sarezzo, Pezzaze e nella zona dei Prati Magri di Bovegno.

A Bovegno trovate 151 mini tagliole

Particolarmente rilevante è stato l’intervento effettuato dai carabinieri forestali della stazione di Marcheno nella zona di Bovegno. Qui i militari hanno individuato un uccellatore che disponeva di 151 “sep”, piccole tagliole utilizzate per catturare gli uccelli insettivori.

Il materiale sequestrato nell’ambito dell’intera operazione comprende 300 sep, che salgono a oltre 450 considerando anche quelle sequestrate durante l’intervento di Marcheno.

L’attività investigativa ha inoltre permesso di individuare a Ghedi un presunto allevatore di uccelli da richiamo. L’uomo disponeva del relativo patentino, ma non avrebbe avuto alcuna voliera. Secondo gli accertamenti, si sarebbe procurato gli esemplari necessari attraverso l’utilizzo di reti collocate nel proprio giardino.

Il caso ha quindi riportato l’attenzione anche sul fenomeno dei cosiddetti allevamenti di uccelli da richiamo, che possono diventare uno strumento per mascherare la provenienza illegale degli animali.

Il bilancio dei sequestri

L’operazione dei carabinieri forestali ha prodotto un bilancio significativo anche sul fronte del materiale recuperato. Complessivamente sono state sequestrate 93 balie nere morte, insieme ad alcuni esemplari appartenenti ad altre specie protette, tra cui codirosso, luì grosso e picchio muratore.

A questi si aggiungono 23 prodine, ovvero piccole reti a scatto, 23 reti utilizzate per l’uccellagione, sette richiami elettroacustici e 69 munizioni.

Il lavoro di controllo è stato realizzato anche grazie alla collaborazione di numerosi volontari. I carabinieri forestali hanno sottolineato in particolare il contributo fornito dagli attivisti di Cabs, Lac, Lipu, Wwf e Legambiente, impegnati da tempo nella tutela dell’avifauna e nel contrasto alla cattura illegale degli uccelli.

Per l’Arma, l’operazione “Balia nera” rappresenta un esempio di collaborazione tra istituzioni e associazioni, fondamentale per individuare attività che spesso vengono realizzate in aree difficili da controllare.

Denunciati con un’età media di circa 40 anni

Un altro elemento evidenziato dai carabinieri forestali riguarda l’età delle persone denunciate. La media si aggirerebbe intorno ai 40 anni, un dato che secondo l’Arma dimostra la necessità di mantenere costante l’attività di controllo e, parallelamente, di investire nella sensibilizzazione.

La tutela degli uccelli migratori richiede infatti non soltanto interventi repressivi, ma anche iniziative di informazione rivolte ai cittadini e a chi frequenta il territorio per attività venatoria.

Il fenomeno dell’uccellagione resta però al centro delle critiche delle associazioni ambientaliste, che contestano anche il modo in cui i procedimenti per reati contro la fauna selvatica vengono successivamente trattati dalla magistratura.

Le critiche del Cabs alla gestione dei procedimenti

Andrea Rutigliano del Cabs, Committee against bird slaughter, ha espresso forti perplessità sull’esito giudiziario di numerosi procedimenti legati alla cattura illegale di uccelli.

Secondo l’associazione, in diversi casi le denunce rischierebbero di concludersi con archiviazioni, anche attraverso il ricorso alla tenuità del fatto. Il Cabs sostiene inoltre che il problema sia particolarmente significativo nel territorio bresciano, considerato da anni un punto importante per il traffico di avifauna selvatica.

L’associazione denuncia una presunta sottovalutazione dei reati che coinvolgono la fauna protetta e sostiene che le attività investigative sul traffico degli uccelli selvatici non ricevano sufficiente attenzione.

Tra le contestazioni viene citato anche il ricorso a istituti processuali come prescrizione e improcedibilità. Si tratta, tuttavia, di valutazioni espresse dall’associazione ambientalista e non di un accertamento giudiziario generale sulla condotta della magistratura bresciana.

Il tema resta quindi aperto: da una parte ci sono i controlli dei carabinieri forestali e il lavoro dei volontari per contrastare la cattura illegale; dall’altra, le associazioni chiedono che alle attività investigative seguano sanzioni efficaci per chi cattura specie protette o alimenta il traffico di richiami vivi.

Intanto l’operazione “Balia nera” ha consentito di portare alla luce nove casi in pochi giorni, documentando ancora una volta la presenza nel territorio bresciano di attività illegali legate alla cattura dell’avifauna durante la migrazione.

Redazione

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