Strage di piazza Loggia, la difesa di Toffaloni ricorre in Cassazione

L’avvocato Marco Gallina impugna la decisione della Corte d’Appello di Brescia che aveva dichiarato inammissibile il ricorso contro la condanna a 30 anni per l’attentato del 1974

Strage piazza della Loggia

La difesa di Marco Toffaloni sceglie la strada della Cassazione per tentare di riaprire il percorso d’appello sulla condanna a 30 anni per la strage di piazza Loggia.

L’avvocato Marco Gallina ha presentato ricorso contro la decisione della Corte d’Appello di Brescia – Sezione penale per i minorenni, che il 27 marzo scorso aveva dichiarato inammissibile l’impugnazione presentata contro la sentenza di primo grado.

Toffaloni, oggi conosciuto come Franco Maria Müller, cittadino svizzero residente in Svizzera, era minorenne il 28 maggio 1974, giorno in cui una bomba esplose durante una manifestazione antifascista in piazza della Loggia a Brescia. L’attentato provocò otto vittime e oltre cento feriti.

Il nodo del mandato specifico per presentare appello

Al centro del ricorso presentato dalla difesa c’è la questione relativa allo specifico mandato a impugnare, previsto dalla riforma Cartabia per gli imputati assenti nel procedimento.

Secondo la Corte d’Appello, proprio la mancanza di questo requisito avrebbe reso il ricorso non ammissibile. La difesa, invece, sostiene che tale disposizione non possa essere applicata automaticamente anche al procedimento minorile, che segue regole specifiche e che ha tra i suoi obiettivi non soltanto la responsabilità penale, ma anche la funzione educativa e rieducativa del percorso giudiziario.

L’avvocato Gallina contesta inoltre la ricostruzione secondo cui Toffaloni avrebbe mostrato disinteresse rispetto al procedimento.

La difesa contesta la mancata conoscenza dell’iter processuale

Nel ricorso depositato in Cassazione, il legale evidenzia che Toffaloni non sarebbe stato adeguatamente informato sugli sviluppi del processo dopo il decreto che disponeva il giudizio, notificato nel maggio 2023.

Secondo la difesa, all’imputato non sarebbero state comunicate né la sentenza di primo grado né quella successiva della Corte d’Appello. Inoltre, il difensore sostiene di non essere riuscito a stabilire un contatto diretto con il proprio assistito.

Da questi elementi, secondo Gallina, non sarebbe possibile dedurre una volontà di sottrarsi al procedimento o un mancato interesse alla prosecuzione del giudizio. Una conclusione che, invece, sarebbe stata alla base della decisione dei giudici d’appello di dichiarare inammissibile il ricorso.

La richiesta della difesa: annullare la condanna e riaprire l’appello

Nel documento presentato alla Suprema Corte viene ribadita la particolare natura del processo penale minorile, considerato dalla difesa un sistema orientato anche al recupero e alla rieducazione della persona condannata.

Secondo l’avvocato Gallina, impedire l’accesso al secondo grado di giudizio per una condanna a 30 anni di reclusione potrebbe limitare il diritto alla difesa e presentare profili di contrasto con i principi costituzionali e con la normativa europea.

La richiesta principale avanzata alla Cassazione è quindi quella di annullare la decisione impugnata e riconoscere l’ammissibilità dell’appello.

In alternativa, la difesa chiede che venga valutata una possibile questione di legittimità costituzionale sull’estensione ai procedimenti minorili dell’obbligo relativo allo specifico mandato per presentare impugnazione.

Ora la decisione spetta alla Cassazione

Con il deposito del ricorso, il fascicolo passa ora all’esame della Corte di Cassazione, che dovrà fissare l’udienza per la discussione.

I tempi della procedura rendono comunque poco probabile un nuovo passaggio in aula prima del 2026. La vicenda giudiziaria legata a Marco Toffaloni e alla strage di piazza Loggia resta quindi ancora aperta, in attesa della valutazione della Suprema Corte sui motivi presentati dalla difesa.

Redazione

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