Due bresciani e tre triestini sono finiti in carcere con l’accusa di aver gestito una rete di distribuzione di stupefacenti. Tra gli indagati anche Alessandro Gotti, noto come “Tonfa”, maestro di arti marziali e figura conosciuta nell’ambiente indipendentista triestino.
Un presunto traffico di cocaina tra Brescia e Trieste, con decine di cessioni ricostruite dagli investigatori e un giro d’affari che avrebbe raggiunto diverse decine di migliaia di euro. È questo il quadro al centro di un’indagine condotta dai carabinieri, che ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari in carcere: due nei confronti di cittadini bresciani e tre a carico di persone residenti nel capoluogo friulano.
Secondo l’ipotesi investigativa, la cocaina sarebbe stata acquistata dai fornitori bresciani e successivamente trasferita a Trieste, dove i presunti destinatari si sarebbero occupati della vendita ai consumatori. Per un sesto indagato, invece, il giudice non ha accolto la richiesta di custodia cautelare.
Tra le persone raggiunte dall’ordinanza figura Alessandro Gotti, 68 anni, conosciuto con il soprannome di “Tonfa”. Il suo nome è noto in città sia per l’attività di maestro di arti marziali sia per la presenza nell’ambiente indipendentista triestino.
Il ritorno in carcere di Alessandro Gotti
Per Gotti si sono riaperte le porte del carcere del Coroneo di Trieste. La vicenda presenta un precedente giudiziario che risale a quasi vent’anni fa: nel 2008, infatti, l’uomo aveva già trascorso dieci mesi in carcere per una vicenda connessa alla cocaina.
All’epoca, dopo aver scontato la pena, aveva dichiarato di voler tornare all’insegnamento delle arti marziali e di voler dimostrare di aver cambiato strada. Una vicenda che torna oggi d’attualità alla luce del nuovo provvedimento cautelare, nell’ambito di un procedimento ancora nella fase delle indagini.
Le accuse contestate dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario e, fino a un’eventuale condanna definitiva, per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza.
Oltre quaranta presunte cessioni di stupefacenti
Il periodo preso in esame dagli investigatori va da febbraio ad agosto. In questi mesi sarebbero state registrate più di quaranta presunte operazioni di vendita di cocaina. La ricostruzione degli inquirenti descrive un sistema nel quale i tre indagati triestini avrebbero avuto il compito di reperire la sostanza attraverso i contatti con i fornitori bresciani, per poi distribuirla sul territorio.
Tra gli episodi finiti sotto la lente degli investigatori compare anche il trasferimento di quattro etti di cocaina tra alcune delle persone coinvolte nell’inchiesta. La sostanza sarebbe stata successivamente suddivisa in quantitativi più piccoli e destinata alla vendita.
Il volume complessivo delle presunte transazioni avrebbe generato introiti per decine di migliaia di euro. Gli accertamenti avrebbero permesso di individuare sia operazioni relative a quantitativi limitati, sia passaggi di droga di entità maggiore.
Le indagini partite dal controllo di un consumatore
L’inchiesta avrebbe preso avvio da un controllo effettuato nei confronti di un assuntore di sostanze stupefacenti. L’uomo sarebbe stato fermato dopo aver ricevuto una dose da uno dei soggetti successivamente finiti al centro delle indagini.
Da quell’episodio i carabinieri avrebbero sviluppato ulteriori verifiche, attraverso servizi di osservazione, appostamenti e attività tecniche. Le intercettazioni e il monitoraggio dei contatti avrebbero consentito di ricostruire i collegamenti tra i presunti fornitori bresciani e i destinatari triestini, delineando progressivamente la struttura del gruppo.
In alcune circostanze gli investigatori avrebbero documentato direttamente passaggi di quantitativi contenuti di stupefacente. In altri casi, invece, gli elementi raccolti deriverebbero soprattutto dall’analisi delle conversazioni intercettate, considerate dagli inquirenti riferimenti a possibili accordi per l’acquisto e la vendita di droga.
Il lavoro investigativo avrebbe così consentito di mettere in relazione episodi distinti, ricostruendo una presunta attività di approvvigionamento e distribuzione che collegava le due province.
Gli interrogatori e le prossime mosse delle difese
Venerdì si sono svolti gli interrogatori di garanzia davanti alla giudice per le indagini preliminari Luisa Pittalis. In questa occasione, i tre indagati triestini hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Le difese stanno ora valutando le iniziative da intraprendere, compresa la possibilità di presentare ricorso al Tribunale del Riesame. L’eventuale impugnazione consentirebbe di chiedere una nuova valutazione dei presupposti delle misure cautelari disposte dal giudice.
Resta inoltre da chiarire il ruolo attribuito a ciascuna delle persone coinvolte e il quadro complessivo delle presunte cessioni. L’indagine dovrà proseguire per verificare gli elementi raccolti, approfondire i rapporti tra gli indagati e definire con maggiore precisione le modalità attraverso cui la cocaina sarebbe stata trasferita da Brescia a Trieste.
Al centro dell’inchiesta rimane dunque un presunto canale di rifornimento tra le due città, con fornitori individuati nel Bresciano e una rete di distribuzione che, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe operato sul mercato triestino per diversi mesi.
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