È culminata con l’arresto di due tifosi della Union Brescia e l’identificazione di un terzo uomo, un triestino, l’indagine sugli scontri avvenuti domenica scorsa nei pressi dello stadio “Nereo Rocco” di Trieste, dove circa 150 persone, molte delle quali con il volto coperto, si sono affrontate in una violenta rissa pre-partita.
Secondo quanto ricostruito dalla Digos, alcuni minivan con a bordo ultras bresciani sono arrivati poco dopo le 11.30 in zona Curva Furlan, dove stazionavano gruppi organizzati di tifosi locali. Il contatto tra le due tifoserie ha rapidamente degenerato: urla, lanci di bottiglie, aste di bandiera usate come bastoni, cinture e ombrelli impugnati come armi. Le immagini video, girate da testimoni e telecamere di sorveglianza, hanno documentato ogni fase della rissa.
Nel caos, un agente della Polizia di Stato è rimasto ferito, con una prognosi di dieci giorni. L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha evitato conseguenze peggiori, ma non è bastato a fermare subito la violenza esplosa a pochi minuti dall’inizio del match tra Triestina e Union Brescia.
A distanza di poche ore, gli investigatori della Digos di Brescia e Trieste, grazie a un’analisi dettagliata dei filmati, hanno identificato tre soggetti ritenuti tra i principali responsabili degli scontri. Nella mattinata di martedì sono scattati gli arresti per due supporter della Union, eseguiti in flagranza differita secondo quanto previsto dalla legge 401/1989. Questo strumento normativo consente l’arresto entro 48 ore dalla commissione del reato, sulla base di prove audiovisive.
Le accuse mosse agli arrestati sono gravi: rissa aggravata in concorso e porto abusivo di oggetti atti a offendere. Secondo la ricostruzione ufficiale, uno dei fermati avrebbe colpito ripetutamente alcuni rivali con un’asta di bandiera verde, mentre l’altro, in una posizione di guida del gruppo, si sarebbe lanciato contro i tifosi triestini armato prima di un ombrello e poi di una cintura. Il terzo uomo identificato, un supporter triestino, al momento non risulta arrestato ma è sotto indagine.
Le immagini acquisite hanno avuto un ruolo decisivo per inchiodare i responsabili. Fotogramma dopo fotogramma, gli investigatori sono riusciti a ricostruire movimenti, atteggiamenti e responsabilità individuali, nonostante l’uso di passamontagna e cappucci per celare i volti.
L’intera vicenda ha suscitato preoccupazione per la gravità degli scontri avvenuti in pieno giorno e in un contesto pubblico, con la partecipazione di decine di persone e l’utilizzo di oggetti contundenti. Le forze dell’ordine hanno confermato che le indagini proseguono per identificare ulteriori partecipanti e valutare la posizione di altri soggetti coinvolti.
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Ottimo, avanti così questore Sartori 👍🏻