La morte di Maria Miceli, ballerina e performer scomparsa a Manerbio nel maggio 2023, potrebbe non essere ancora un caso chiuso. La giovane artista, originaria di Milano ma residente nel Bresciano, era deceduta a 35 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore al seno. Tuttavia, la famiglia è convinta che dietro la sua tragica fine ci siano circostanze più complesse e ha deciso di opporsi alla richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero.
L’avvocato Marco Marzari, che assiste i familiari, ha depositato formale opposizione alla luce di nuovi elementi emersi nel corso dell’indagine. Spetterà ora al giudice per le indagini preliminari (Gip) decidere, nei primi giorni di dicembre, se accogliere la richiesta di archiviazione, disporre nuove indagini o rinviare a giudizio le due persone indagate.
L’inchiesta ipotizza i reati di omicidio volontario, circonvenzione di incapace ed esercizio abusivo della professione. Secondo la ricostruzione dei familiari, Maria sarebbe stata plagiata e manipolata da due donne vicine a un gruppo di matrice complottista, denominato “Noi è, io sono”, che diffonde teorie contro le istituzioni e nega l’autorità dello Stato e della medicina ufficiale.
Le indagate, descritte come una sedicente psicologa e nutrizionista e una “sciamana”, avrebbero convinto la ballerina a sospendere le terapie oncologiche, sostituendole con rituali spirituali, diete depurative e rimedi a base di tè e creme naturali. Secondo quanto riportato nella memoria difensiva, le due donne si sarebbero “approfittate della fragilità emotiva e fisica” di Maria, sfruttando la sua fiducia e spingendola a credere di non essere realmente malata.
A supporto di questa tesi, l’avvocato Marzari cita i risultati dell’analisi delle copie forensi del cellulare e del computer della vittima, da cui emergerebbero scambi di messaggi in cui Maria chiedeva rassicurazioni e conferme sul percorso alternativo intrapreso, esprimendo la volontà di guarire e continuare a vivere. «Il Pm ha chiesto l’archiviazione sostenendo che Maria avesse scelto autonomamente di non curarsi — spiega il legale — ma questo è smentito dai messaggi che dimostrano come fosse stata convinta da due ciarlatane a rifiutare la medicina tradizionale».
Il caso, che ha suscitato profonda indignazione e attenzione mediatica, era stato anche oggetto di un’inchiesta televisiva su Rai3, che aveva ipotizzato l’esistenza di una setta complottista dietro la morte della ballerina.
Ora la parola passa al Gip del Tribunale di Brescia, chiamato a decidere se accogliere la richiesta della Procura o riaprire il fascicolo per ulteriori accertamenti. La famiglia di Maria attende con speranza che la giustizia possa fare piena luce su una vicenda ancora avvolta da troppe ombre.
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