Un’inchiesta della procura della Repubblica di Brescia ha portato a nove persone indagate nell’ambito di un procedimento relativo a un presunto giro di prostituzione all’interno di un locale di Lonato del Garda. L’operazione è stata condotta dalla polizia di Stato e dalla guardia di finanza, che hanno eseguito misure cautelari nelle province di Brescia, Mantova, Verona e Alessandria.
Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero fatto parte di una presunta associazione per delinquere finalizzata alla gestione di una casa di prostituzione e al reclutamento, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di donne. Le accuse dovranno comunque essere verificate nel corso del procedimento giudiziario e la responsabilità degli indagati potrà essere stabilita solo con una eventuale sentenza definitiva.
Il provvedimento ha coinvolto nove persone: per due di loro sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre per gli altri sette è stato applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Parallelamente, gli investigatori hanno proceduto al sequestro del locale di Lonato del Garda ritenuto centrale nell’attività investigativa.
Le indagini sono state sviluppate attraverso diversi strumenti investigativi, tra cui intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate tra febbraio e ottobre 2024. Gli accertamenti avrebbero consentito agli inquirenti di ricostruire un’organizzazione che, secondo la ricostruzione della procura, avrebbe utilizzato una struttura imprenditoriale formalmente diversa dall’attività contestata.
In particolare, gli investigatori ipotizzano che la gestione del locale sarebbe stata mascherata attraverso due fittizi enti non commerciali, che sarebbero stati utilizzati anche per il presunto autoriciclaggio dei profitti derivanti dall’attività illecita nel periodo compreso tra il 2021 e il 2024.
Nel corso dell’indagine sono emerse anche ulteriori contestazioni nei confronti di alcuni degli indagati, relative alle ipotesi di truffa ai danni dello Stato e omessa dichiarazione ai fini delle imposte dirette e dell’Iva. Gli accertamenti hanno riguardato sia gli aspetti legati alla presunta gestione dell’attività sia quelli di natura fiscale.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nonostante i rilievi mossi e gli interrogatori preventivi disposti nell’ambito del procedimento, l’attività contestata sarebbe proseguita con una modifica della ragione sociale del locale. Questo elemento sarebbe stato valutato dall’autorità giudiziaria come un possibile indice del rischio di reiterazione dei reati contestati.
L’operazione ha richiesto un coordinamento tra diversi reparti della polizia giudiziaria e ha interessato un territorio ampio, comprendendo anche la provincia di Verona. Il sequestro del locale rappresenta uno degli interventi principali adottati nell’ambito dell’inchiesta.
Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le persone coinvolte sono da considerarsi non colpevoli fino a un’eventuale condanna definitiva, mentre gli accertamenti proseguiranno per chiarire il ruolo di ciascun indagato e la fondatezza delle ipotesi formulate dagli inquirenti.
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