La notizia della sua scomparsa ha lasciato increduli quanti lo avevano incontrato appena pochi mesi fa. Lino Marconi, figura di riferimento della poesia bresciana e tra i più longevi autori del territorio, è morto nel cuore della notte nella sua abitazione, nel centro storico di Chiari. Aveva compiuto 97 anni lo scorso giugno.
Fino alla fine, però, la scrittura era rimasta una presenza quotidiana. Sul comodino teneva il suo inseparabile taccuino, dove continuava ad annotare pensieri e versi, cercando con pazienza la parola più adatta e la forma più precisa per dare vita a una nuova poesia. Marconi ha scritto praticamente fino agli ultimi giorni della sua lunga vita.
Il suo ultimo incontro pubblico risaliva al 13 febbraio, quando era stato ospite della Fondazione Morcelli-Repossi di Chiari, realtà culturale alla quale era profondamente affezionato. L’occasione era stata la presentazione della sua più recente raccolta di poesie dialettali, inserita nel programma delle celebrazioni patronali della città .
Quella sera il poeta aveva sorpreso il pubblico con un’energia e una lucidità difficili da associare alla sua età . La sua presenza, vivace e partecipe, non lasciava presagire un epilogo così vicino. Proprio per questo la notizia della morte è arrivata improvvisa, suscitando commozione tra chi lo conosceva e lo seguiva da anni.
Con la scomparsa di Marconi, la poesia bresciana perde una delle sue voci più longeve e riconoscibili. Tra le poetesse bresciane ancora attive figura anche Elena Alberti Nulli, che a settembre raggiungerà il traguardo dei 100 anni.
Resta il segno di una vita interamente attraversata dalla poesia, coltivata senza mai smettere di interrogarsi sulle parole. Anche negli ultimi giorni, infatti, Lino Marconi continuava a cercare quel verso esatto che potesse diventare la sua prossima poesia.
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