Varano a Montichiari, cresce l’allarme per altri rettili esotici

Gli esperti non escludono la presenza di altri animali liberati in natura: le tracce biologiche confermerebbero l’avvistamento del varano

Il caso del varano segnalato nelle campagne tra Montichiari e Calcinato continua a suscitare interrogativi. A distanza di giorni dagli avvistamenti, infatti, non è stata ancora chiarita la sorte del rettile, mentre gli accertamenti effettuati nell’area sembrano rafforzare l’ipotesi che l’animale sia realmente transitato nella zona.

A confermare la consistenza delle segnalazioni ci sarebbero anche alcuni elementi di natura biologica. Le analisi effettuate sulle feci rinvenute nei luoghi indicati dai testimoni avrebbero evidenziato caratteristiche compatibili con quelle di un varano, fornendo un ulteriore riscontro alle testimonianze raccolte.

L’attenzione degli esperti, però, si sta concentrando anche su un’altra possibilità: il rettile potrebbe non essere stato un caso isolato.

L’ipotesi di altri animali abbandonati

A sostenere questa eventualità è Federico Coccia, medico veterinario intervenuto sul posto per esaminare le tracce lasciate dall’animale. Secondo la sua ricostruzione, dietro gli episodi registrati recentemente in diverse zone del Nord Italia potrebbe esserci un’unica persona che avrebbe allevato numerosi rettili esotici e successivamente deciso di liberarsene.

Il quadro preso in considerazione dal veterinario comprende infatti diversi ritrovamenti avvenuti in territori anche molto distanti tra loro. Tra questi figura una lucertola rossa messicana lunga circa 80 centimetri, recuperata a Barbona, nel Padovano, un Tegu argentino rosso rinvenuto a Nonantola, nel Modenese, e un camaleonte velato individuato a Cadoneghe, ancora nel Padovano.

Si tratta di animali differenti per specie e caratteristiche, ma accomunati dal fatto di essere rettili esotici ritrovati lontano dai loro habitat naturali.

Coccia ha illustrato la propria teoria anche durante un intervento televisivo a «La vita in diretta». L’ipotesi è quella di un possibile accumulatore seriale di grandi lucertole e, forse, anche di serpenti, che a un certo punto avrebbe abbandonato gli animali, consentendo loro di disperdersi nell’ambiente.

La conformazione della Pianura padana potrebbe inoltre favorire la sopravvivenza e gli spostamenti di alcuni esemplari. La presenza di vaste aree agricole, coltivazioni di mais, fossati e corsi d’acqua offre infatti numerosi nascondigli e possibili fonti di alimentazione.

Non sarebbe quindi necessario che ogni animale fosse stato abbandonato esattamente nel luogo in cui è stato successivamente avvistato. Gli esemplari potrebbero essersi spostati autonomamente per diversi chilometri, alla ricerca di condizioni ambientali favorevoli.

Il caso di Montichiari sotto osservazione

Nel territorio di Montichiari, l’emergenza era stata affrontata dalle autorità con particolare cautela. Dopo le segnalazioni del grosso rettile, era stata delimitata una zona nella quale era stato temporaneamente vietato l’accesso.

Le misure adottate comprendevano anche l’impiego di termocamere e una perimetrazione dell’area interessata dagli avvistamenti, strumenti ritenuti adeguati alla ricerca di un animale potenzialmente pericoloso.

Secondo un professionista appartenente alla Società italiana veterinari per animali esotici, la gestione dell’emergenza da parte del Comune sarebbe stata corretta, soprattutto perché le segnalazioni erano state considerate attendibili e non archiviate come semplici avvistamenti privi di fondamento.

Anche l’identificazione dell’animale avrebbe fornito ulteriori elementi. Il rettile sarebbe stato riconducibile a un varano, specie che richiede particolare attenzione quando si trova al di fuori della cattività.

Che fine ha fatto il rettile?

Uno degli interrogativi principali rimane tuttavia senza risposta: che fine ha fatto il varano di Montichiari?

Il sindaco Marco Togni ha escluso l’idea che l’intera vicenda possa essere stata una semplice bufala, considerando concreto il rischio rappresentato dalla presenza dell’animale. Al tempo stesso, non sono emerse certezze sulla sua sorte.

Tra le possibilità considerate c’è anche quella che il rettile possa essere morto durante le operazioni agricole. La raccolta del mais, infatti, avrebbe potuto rappresentare un pericolo per un animale nascosto tra la vegetazione.

È circolata inoltre un’altra versione, non verificata, secondo cui alcuni agricoltori della zona di Lonato avrebbero raccontato di aver ucciso il rettile utilizzando un badile e avrebbero persino fotografato l’episodio. Si tratta tuttavia di una voce che non risulta accompagnata da conferme ufficiali e che va quindi distinta dagli elementi emersi dagli accertamenti.

Il caso resta dunque aperto. Da una parte, le tracce biologiche sembrerebbero sostenere la presenza effettiva del varano nelle campagne bresciane; dall’altra, l’animale non è stato recuperato e permane l’incertezza sulla sua sorte.

Nel frattempo, l’ipotesi avanzata dagli esperti introduce un ulteriore elemento di attenzione: il varano potrebbe non essere stato l’unico rettile esotico liberato nella Pianura padana. Se questa ricostruzione trovasse conferme, le autorità potrebbero trovarsi a dover affrontare altri episodi analoghi nei p

Redazione

Seguici su

Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Il progetto interessa circa 25 ettari di terreno agricolo e prevede oltre 25mila pannelli. Il...
Segnalati numerosi casi di gastroenterite tra i piccoli di diversi Comuni. Accertamenti in corso sull'eventuale...
Sabato 19 settembre la presentazione ufficiale al Museo della Preistoria di Capo di Ponte. Per...

Altre notizie