Un ritrovamento insolito ha richiesto l’intervento degli artificieri sulle rive del lago di Garda. A San Felice del Benaco, nella zona di via Magnolie, è stato infatti recuperato un ordigno bellico riemerso dalle acque a pochi metri dalla riva. A individuarlo è stato un appassionato di magnet fishing, attività che consiste nella ricerca di oggetti metallici sommersi attraverso l’utilizzo di potenti magneti.
L’uomo, accortosi della presenza dell’oggetto durante le operazioni di ricerca, ha immediatamente segnalato il ritrovamento al numero unico di emergenza 112. La segnalazione ha fatto scattare le procedure previste per la gestione degli ordigni potenzialmente pericolosi.
I carabinieri della compagnia di Salò hanno raggiunto la zona e provveduto a delimitare l’area interessata, impedendo l’avvicinamento fino all’arrivo degli specialisti. La situazione è stata quindi presa in carico dagli artificieri dell’Esercito appartenenti al 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona.
L’intervento si è svolto nel pomeriggio, con le operazioni iniziate intorno alle 15. Non è stato necessario procedere a un’evacuazione della zona. Per ragioni di sicurezza, tuttavia, alcuni bagnanti presenti nelle vicinanze sono stati fatti allontanare temporaneamente dall’area interessata dalle operazioni.
Dagli accertamenti effettuati dagli specialisti è emerso che il reperto sarebbe una bomba a mano italiana modello Sipe, risalente al periodo della Prima guerra mondiale. Nonostante il tempo trascorso e la permanenza nelle acque del lago, l’ordigno è stato considerato meritevole delle necessarie precauzioni.
Gli artificieri hanno quindi proceduto alla distruzione controllata della bomba direttamente sul posto. L’operazione ha consentito di eliminare il potenziale pericolo senza la necessità di trasportare l’ordigno altrove.
Il ritrovamento riporta inoltre l’attenzione sulla presenza di residuati bellici nelle acque e nelle aree circostanti il lago di Garda. Non si tratta infatti del primo episodio registrato recentemente nella zona. A poca distanza, nei pressi dei confini con Salò, appena un paio di settimane prima era stata individuata un’altra munizione risalente al passato conflitto.
In quel caso si trattava di una granata d’artiglieria, anch’essa recuperata e sottoposta alle procedure di sicurezza previste. La presenza di questi reperti testimonia come, a distanza di oltre un secolo dagli eventi della Prima guerra mondiale, possano ancora emergere dal terreno o dai fondali ordigni rimasti sepolti o sommersi.
Il caso di San Felice è stato gestito senza conseguenze per le persone presenti sul litorale. Decisiva è stata la segnalazione dell’appassionato di pesca con il magnete, che ha scelto di contattare immediatamente il 112 invece di maneggiare autonomamente il reperto.
Dopo l’allerta, la macchina dei soccorsi ha seguito il protocollo previsto: prima la messa in sicurezza dell’area da parte dei carabinieri, quindi l’arrivo degli artificieri specializzati e l’identificazione dell’ordigno. Una volta stabilita la natura della bomba, gli specialisti hanno potuto procedere alla sua distruzione.
L’episodio conferma così l’importanza delle procedure di sicurezza nel caso di ritrovamenti di materiali che potrebbero essere residuati bellici. Il ritrovamento di un oggetto metallico durante attività di ricerca nei fondali, soprattutto quando presenta caratteristiche compatibili con un ordigno, richiede infatti l’intervento delle autorità competenti.
Nel caso avvenuto a San Felice del Benaco, l’intervento degli artificieri del 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona ha permesso di neutralizzare la bomba senza rendere necessaria l’evacuazione della zona. L’area è tornata quindi alla normale fruizione dopo la conclusione delle operazioni.
Il reperto, secondo quanto emerso dagli accertamenti, apparteneva dunque a un’epoca lontana, ma la sua presenza sulle rive del Garda ha reso necessarie tutte le cautele del caso.
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.