Agricoltura bresciana, l’estate estrema può costare fino a 250 milioni

Caldo record, siccità, grandinate e precipitazioni violente hanno messo sotto pressione coltivazioni e allevamenti. Mais e comparto zootecnico tra i settori maggiormente esposti, mentre le stime sui danni restano ancora in evoluzione.

L’estate 2026 potrebbe trasformarsi in una delle stagioni più difficili degli ultimi anni per l’agricoltura bresciana. L’alternanza tra temperature elevate, prolungati periodi di siccità e fenomeni atmosferici particolarmente intensi ha provocato conseguenze sulle colture, sulle strutture agricole e sugli allevamenti, rendendo ancora provvisoria la valutazione complessiva delle perdite.

Le prime stime elaborate dalle organizzazioni di categoria presentano cifre differenti, ma delineano tutte uno scenario particolarmente complesso. Coldiretti Brescia quantifica al momento i danni in circa 100 milioni di euro, mentre Confagricoltura Brescia ipotizza un impatto che, considerando anche le perdite produttive, potrebbe arrivare fino a 250 milioni di euro.

La forbice dipende soprattutto dalla difficoltà di misurare in questa fase gli effetti indiretti del clima sulla produzione. Per alcune attività, infatti, le conseguenze dell’estate non si esauriranno con la conclusione della stagione agricola, ma potrebbero emergere anche nei prossimi mesi.

Allevamenti sotto pressione

Uno dei comparti che ha risentito maggiormente delle condizioni meteorologiche è quello della zootecnia. Il caldo intenso ha sottoposto gli animali a una forte situazione di stress, con ripercussioni che possono riguardare sia la produttività sia la salute degli allevamenti.

Secondo Giovanni Martinelli, vicepresidente di Coldiretti Brescia e referente della consulta latte, la produzione lattiera potrebbe aver registrato riduzioni comprese tra il 5 e il 20%. La differenza tra le singole aziende dipende anche dalle tecnologie disponibili nelle stalle: negli ultimi anni diversi allevatori hanno investito in impianti e sistemi destinati a contenere gli effetti delle alte temperature.

Nonostante questi interventi, il problema potrebbe non essere circoscritto al periodo più caldo. Le conseguenze dello stress termico possono manifestarsi successivamente, con una maggiore incidenza di alcune patologie, tra cui le mastiti, e con possibili effetti sulla fertilità degli animali.

Gli effetti dell’estate 2026 potrebbero quindi prolungarsi fino all’autunno inoltrato, aumentando l’incertezza sui risultati complessivi della stagione per le aziende zootecniche.

Mais tra siccità e grandinate

Particolarmente delicata è anche la situazione del mais, una delle colture più importanti del territorio bresciano. La provincia conta oltre 70 mila ettari coltivati a mais, una superficie che rende particolarmente rilevanti le conseguenze delle condizioni meteorologiche registrate durante l’estate.

Le coltivazioni sono state interessate da periodi di siccità e da violente grandinate. A pesare non è soltanto la quantità del raccolto, ma anche la qualità del prodotto ottenuto.

L’andamento climatico avrebbe infatti favorito la presenza di micotossine. Con le operazioni di raccolta ancora in corso, sarà necessario completare i controlli e verificare i livelli riscontrati prima di determinare le possibili destinazioni del mais.

Un peggioramento della qualità potrebbe avere ripercussioni dirette sulla redditività delle aziende, soprattutto qualora parte del prodotto non potesse essere destinata agli utilizzi inizialmente previsti.

I danni alle strutture agricole

Gli effetti del maltempo non hanno riguardato esclusivamente le produzioni. Gli eventi atmosferici più violenti hanno interessato anche le strutture utilizzate dalle imprese agricole.

Tra gli elementi che possono aver subito danni figurano pannelli fotovoltaici, coperture delle stalle e serre, componenti che rappresentano investimenti significativi per le aziende e che possono richiedere interventi di ripristino particolarmente onerosi.

Per Coldiretti Brescia, la stima attualmente disponibile di circa 100 milioni di euro comprende proprio questa pluralità di voci: dalle perdite delle colture ai problemi strutturali, passando per la riduzione delle produzioni zootecniche.

La valutazione, tuttavia, potrebbe essere aggiornata con il completamento della raccolta e con la disponibilità di dati più precisi sull’andamento delle produzioni.

La stima di Confagricoltura

Una prospettiva ancora più pesante arriva da Confagricoltura Brescia. L’organizzazione stima che la riduzione della produzione agricola possa arrivare al 12% del valore complessivo del comparto, senza considerare i danni provocati direttamente alle strutture.

Sulla base di questa valutazione, il passivo complessivo potrebbe raggiungere i 250 milioni di euro.

Tra i settori maggiormente esposti viene indicata ancora una volta la zootecnia. Nel 2025 il comparto aveva raggiunto un valore complessivo di circa 1,9 miliardi di euro e, secondo le stime dell’organizzazione, nel 2026 potrebbe accusare una contrazione intorno al 10%, pari a circa 190 milioni di euro.

Anche il settore cerealicolo risulta fortemente penalizzato. La filiera aveva generato nel 2025 circa 110 milioni di euro e per la campagna 2026 vengono ipotizzate perdite comprese tra il 20 e il 50%, per un valore superiore ai 30 milioni di euro.

Un’estate difficile anche a livello nazionale

La situazione bresciana si inserisce in un quadro nazionale altrettanto problematico. Secondo la Confederazione italiana agricoltori, i danni provocati dall’andamento meteorologico estivo avrebbero già superato i 2 miliardi di euro in Italia.

Tra luglio e agosto le temperature avrebbero oltrepassato i 35 gradi in circa due giornate su tre, mentre nel Nord-Ovest le precipitazioni sono risultate inferiori di quasi la metà rispetto alla media stagionale.

Caldo e carenza d’acqua hanno colpito le colture proprio durante fasi particolarmente delicate del ciclo produttivo, determinando una revisione al ribasso delle previsioni sulle rese. Le stime nazionali indicano valori complessivi inferiori di circa il 15% rispetto alla media degli ultimi cinque anni, con particolare preoccupazione per il mais.

Il tema della gestione del rischio

Le dimensioni delle perdite ipotizzate riportano al centro dell’attenzione il tema della protezione economica delle imprese agricole di fronte agli eventi meteorologici estremi.

Confagricoltura Brescia sottolinea la necessità di rafforzare assicurazioni, prevenzione e strumenti mutualistici per ridurre l’esposizione delle aziende a fenomeni che, per frequenza e intensità, stanno diventando sempre più difficili da gestire attraverso i soli strumenti tradizionali.

L’obiettivo indicato è rendere queste forme di tutela maggiormente accessibili e rapide, così da permettere agli agricoltori di affrontare le conseguenze economiche degli eventi estremi senza compromettere la continuità degli investimenti e della produzione.

Per l’agricoltura bresciana, dunque, la valutazione dell’estate 2026 non è ancora definitiva. La conclusione delle raccolte, i controlli sulla qualità del mais e l’emergere degli effetti ritardati sugli allevamenti saranno determinanti per stabilire l’entità reale del conto lasciato dal clima al settore primario.

Redazione

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