Brescia, Stefano escluso da una serata per single: «Negata la mia disabilità»

Brescia, Stefano Pietta denuncia il rifiuto a una serata per single legato alla disabilità e richiama l’attenzione sul diritto alla socialità.

«Non chiedo un trattamento speciale, ma le stesse opportunità degli altri». È questo il messaggio con cui Stefano Pietta, 42 anni, residente a Manerbio, ha deciso di raccontare pubblicamente la propria esperienza dopo aver ricevuto un rifiuto che, secondo la sua testimonianza, sarebbe stato motivato dalla disabilità. L’episodio si sarebbe verificato a Brescia, in occasione di una serata organizzata per favorire gli incontri tra persone single.

L’iniziativa faceva parte di una serie di appuntamenti promossi in locali e ristoranti di Brescia e provincia, pensati per offrire ai partecipanti l’occasione di conoscere nuove persone, ampliare le proprie amicizie e, eventualmente, avviare una relazione sentimentale. Un’opportunità apparentemente aperta a chi desidera mettersi in gioco sul piano personale, ma alla quale Stefano racconta di non aver potuto accedere.

Dopo aver contattato gli organizzatori attraverso i social network per chiedere di partecipare, avrebbe ricevuto una risposta secondo cui le persone con disabilità non erano ammesse. Stando al suo racconto, al diniego non sarebbe seguita una spiegazione più dettagliata né sarebbe stata proposta un’alternativa.

La vicenda, resa pubblica il 19 ottobre 2026, solleva interrogativi sulle possibilità di partecipazione delle persone con disabilità alle occasioni di incontro e socializzazione. Non riguarda soltanto l’accessibilità fisica di un locale, ma anche il riconoscimento della possibilità di vivere esperienze personali e affettive senza essere esclusi sulla base della propria condizione.

Chi è Stefano Pietta

Stefano convive dalla nascita con una tetraparesi spastica, una condizione che limita i movimenti degli arti, e utilizza una carrozzina. La disabilità, tuttavia, non gli ha impedito di sviluppare nel tempo numerose attività professionali, culturali e di volontariato.

Lavora come impiegato informatico per una fonderia, svolgendo la propria attività attraverso il telelavoro. È inoltre giornalista pubblicista ad honorem e nel 2013 ha fondato Steradiodj, una web radio attiva 24 ore su 24, con una programmazione che comprende musica, notizie, dirette e interviste.

Il suo impegno si estende anche al mondo dello sport e dell’associazionismo. Appassionato di calcio e musica, ha allenato per alcuni anni squadre giovanili e collabora con realtà che operano sul territorio bresciano. È volontario onorario del Comitato di Brescia della Croce rossa italiana ed è testimonial e amico dei City Angels Italia, sezione di Brescia. Inoltre, collabora con la Brixia PowerChairFootball, realtà impegnata nella promozione del calcio in carrozzina.

Un percorso che testimonia una partecipazione attiva alla vita lavorativa e sociale e che, nel racconto di Stefano, rende ancora più difficile accettare un’esclusione da un’occasione di incontro riservata alle persone single.

«Volevo conoscere persone, come tutti»

Nel ricostruire quanto accaduto, Stefano chiarisce di non aver chiesto privilegi o condizioni particolari per prendere parte all’evento. Il suo obiettivo, spiega, era semplicemente quello di partecipare a una serata dedicata alla conoscenza reciproca.

«Quando ho chiesto di partecipare non cercavo agevolazioni o un trattamento particolare», racconta. La possibilità di uscire, conversare con altre persone e magari incontrare qualcuno con cui costruire un legame rappresenta, per lui, un desiderio comune a molti single.

A ferirlo, secondo quanto riferito, non sarebbe stato soltanto il rifiuto in sé, ma anche l’assenza di una motivazione più articolata. La risposta ricevuta avrebbe chiuso la possibilità di partecipare senza consentirgli di comprendere le ragioni della decisione.

La sua denuncia non si limita quindi alla mancata ammissione a un singolo appuntamento. Stefano intende richiamare l’attenzione su una questione più ampia: la possibilità, per una persona con disabilità, di vivere le stesse esperienze di socializzazione e di costruzione di relazioni disponibili agli altri.

Il diritto alla socialità e alla vita affettiva

Quando si parla di inclusione, l’attenzione si concentra spesso sulle barriere architettoniche, sui trasporti, sull’accesso ai servizi e sulle opportunità lavorative. La vicenda raccontata da Stefano porta invece in primo piano un altro aspetto: il diritto a partecipare alla vita sociale e a coltivare relazioni personali e sentimentali.

Le occasioni per incontrare nuove persone possono avere un ruolo importante nella vita quotidiana, soprattutto per chi desidera allargare la propria cerchia di conoscenze al di fuori degli ambienti abituali. Gli eventi dedicati ai single rispondono proprio a questa esigenza, creando contesti in cui persone con interessi o obiettivi simili possono incontrarsi.

Secondo Stefano, la disabilità non dovrebbe diventare un criterio per stabilire in anticipo chi possa prendere parte a queste esperienze. «La disabilità fa parte della mia vita, ma non può essere ciò che decide a priori se posso conoscere qualcuno, innamorarmi o avere una relazione», sottolinea.

Il messaggio è chiaro: la condizione fisica non esaurisce l’identità di una persona e non dovrebbe determinare automaticamente le sue possibilità di costruire rapporti umani. La richiesta avanzata da Stefano è quella di poter essere valutato come qualsiasi altro potenziale partecipante, senza un’esclusione preventiva legata alla disabilità.

La denuncia per aprire una riflessione sull’inclusione

La scelta di rendere pubblica la vicenda nasce dalla volontà di trasformare un’esperienza personale in un’occasione di confronto. Al centro non c’è soltanto il singolo evento, ma il modo in cui vengono organizzate le attività ricreative e le opportunità di incontro, e la necessità di considerare anche le esigenze delle persone con disabilità.

Al momento, sulla base delle informazioni disponibili, la ricostruzione si fonda sulla testimonianza di Stefano e non sono riportate ulteriori spiegazioni da parte degli organizzatori della serata. Le ragioni del rifiuto, dunque, non risultano chiarite nel racconto pubblicato.

La richiesta di Stefano è poter partecipare alle occasioni di incontro senza essere escluso a priori a causa della propria condizione. Un principio che richiama il valore dell’inclusione nella vita quotidiana: non soltanto garantire l’accesso agli spazi, ma anche creare opportunità di partecipazione sociale, amicizia e relazione.

La vicenda di Manerbio riporta così al centro una dimensione spesso meno visibile del dibattito sulla disabilità. Accanto all’autonomia personale e all’accessibilità, c’è infatti la possibilità di vivere pienamente la propria sfera affettiva, di conoscere nuove persone e di scegliere liberamente come costruire il proprio futuro sentimentale.

Redazione

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