Mandare un bambino all’asilo nido rappresenta un impegno economico significativo per molte famiglie bresciane. Considerando una retta mensile di 397 euro e una spesa di 116 euro per la mensa, il costo complessivo raggiunge infatti i 513 euro al mese, ipotizzando un Isee pari a 25mila euro. Su base annua, la cifra sale a 6.156 euro, una somma che incide in modo rilevante sul bilancio familiare.
Il quadro emerge da un’analisi della Uil nazionale sulle tariffe dei servizi per la prima infanzia nei capoluoghi lombardi, ripresa dalla Uil Lombardia. I dati riportano l’attenzione su due questioni strettamente collegate: la sostenibilità economica degli asili nido e la possibilità concreta di accedere al servizio.
Brescia sopra le medie italiana e lombarda
Con una spesa mensile di 513 euro, Brescia si colloca al di sopra sia della media regionale, pari a 458 euro, sia di quella nazionale, che si attesta a 416 euro. Il confronto tra i capoluoghi lombardi restituisce inoltre differenze considerevoli.
A Sondrio il costo raggiunge i 641 euro mensili, mentre a Varese si arriva a 605 euro. Seguono Lecco, con 584 euro, e Bergamo, con 560 euro. Brescia si inserisce dunque tra le città in cui il servizio richiede un esborso superiore ai valori medi di riferimento. All’estremo opposto si trova Mantova, dove la spesa indicata dall’indagine è di 102 euro al mese.
La disponibilità di posti resta un problema
Oltre al peso delle rette, molte famiglie devono fare i conti con un’altra difficoltà: riuscire a ottenere un posto per i propri figli. Secondo i dati relativi all’anno educativo 2023-2024, il 59,5% dei servizi per l’infanzia non è riuscito a rispondere a tutte le richieste ricevute. Nel comparto pubblico la quota sale al 68,9%.
Numeri che, secondo la Uil, rendono necessario un intervento che non si limiti alla riduzione dei costi, ma punti anche a rafforzare la disponibilità delle strutture. «Non possiamo accettare che il diritto all’asilo nido dipenda dal Comune in cui una famiglia risiede», osserva Antonio Albrizio, segretario generale della Uil Lombardia.
La possibilità di accedere a un nido, infatti, non riguarda soltanto l’organizzazione quotidiana dei genitori. Si tratta anche di un elemento importante per garantire ai bambini opportunità educative fin dai primi anni di vita e per favorire la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare delle donne.
La richiesta del sindacato: servizi accessibili e investimenti duraturi
Per Mario Bailo, segretario della Uil di Brescia, destinare una quota così elevata del reddito familiare a un servizio essenziale non può essere considerato una condizione normale. La richiesta del sindacato riguarda quindi sia tariffe più sostenibili sia un ampliamento dell’offerta, accompagnato da strutture adeguate, personale sufficiente e orari compatibili con le esigenze lavorative dei genitori.
Sulla stessa linea si colloca Salvatore Monteduro, segretario confederale regionale, che richiama l’attenzione sulla necessità di garantire un’effettiva disponibilità del servizio: contenere le rette, da solo, non risolve il problema se i posti non bastano ad accogliere tutte le famiglie interessate.
Anche gli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresentano, in questa prospettiva, un’opportunità da tradurre in risultati concreti. La realizzazione di nuovi edifici, secondo la posizione espressa dalla Uil, deve essere accompagnata dalle risorse necessarie per assumere personale, organizzare gli orari e mantenere i costi entro livelli sostenibili.
L’obiettivo indicato dal sindacato è costruire un sistema di servizi per la prima infanzia capace di rispondere alla domanda effettiva, riducendo le disuguaglianze territoriali e il peso economico sulle famiglie. In questo modo, l’accesso all’asilo nido potrebbe diventare una possibilità concreta per tutti, anziché dipendere dalla disponibilità economica dei genitori o dal luogo in cui risiedono.
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